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Sembrare intelligenti: un vademecum

Scritto da Prof. B il 01 Maggio 2012.

Sembrare intelligenti: un vademecum

Si moltiplicano in Rete, alla televisione e sui giornali, i consigli per affrontare con successo l’esame di Stato. Gli argomenti di dibattito non mancano: esperti si interrogano se sia più utile saltare del tutto la colazione e abbuffarsi a pranzo, o fare invece colazione e consumare, una volta a casa, un pasto nutriente ma leggero; se sia più sano tracannare alcolici fino a perdere i sensi, o dissetarsi con tisane tiepide; se più vantaggioso passare sui libri le quarantotto ore che precedono l’orale, oppure studiare tutti i giorni con metodo…

Questioni indecidibili, sulle quali giustamente si discute tutti gli anni (ma la scienza è un po’ così, direbbe Popper). Nessuno però si interroga mai se sia preferibile essere intelligenti o sembrarlo soltanto. Risposta: all’esame e nella vita è meglio sembrarlo, e per il resto fare quel che si può.

(N.B.: il vademecum che segue andrà riadattato a seconda delle circostanze. Prescindere dall’elemento autobiografico mi è risultato impossibile.)

1. Fondamentale portare la testa come il Santo in processione. Dunque non camminare ma, propriamente, avanzare. Meglio ancora: incedere. Il lettore a questo punto chiederà:
“Ma incedere anche quando si sfiletta un branzino?”
Certo!
“E un’orata?”
Anche!
“E quando si salutano i parenti sul molo, sbracciandosi da un piroscafo in partenza per il Nuovo Mondo?”
Ma certo! Incedere sempre!

2. Nelle conversazioni, variare leggermente la pronuncia di un termine-chiave. Ad esempio “ayatollàh” diventi “ayatòllah”. (Si dovrà accentuare la penultima sillaba con studiata naturalezza, lasciando intendere chissà quali conoscenze di arabistica, e stupirsi dello stupore altrui. Di sicuro effetto: “Il vicario ha il senso dell’umorismo di un ayatòllah”. Poi, prendere una porta e uscire. Anche se si è all’aperto.)

3. Essendo i primi della coda davanti a un semaforo appena tornato verde, mai ripartire né scomporsi. Ciò susciterà la curiosità ammirata degli altri automobilisti:
- “Posso disturbarla?”
- “Sto rileggendo il libro zeta della Metafisica di Aristotele.”
- “Mazinga Zeta?” [si allontana confuso].

4. Nel sonno, dovesse mai capitare di dormire con qualcuno, invece di urlare “Goal!” quasi si stesse sognando una partita qualunque, mormorare: “Longtemps, Je me suis couché de bonne heure… la petite phrase… Albertine”. (Se proprio, ma solo in caso di sogno erotico, provare a cavarsela con un più ovvio ed eterosessuale “Cherchez la femme!”)

5. Traboccare indignazione per seccature tutto sommato rimediabili. Ad esempio, osservando dall’alto della propria testa le deiezioni dei piccioni sui binari della stazione ferroviaria, ripetere più volte: “Ma è indegno!”

6. Mostrare incomprensione per ciò che è facile (e viceversa):
- “Non capisco: sono le griglie per la correzione della seconda prova d’esame?”
- “Ma no! E’ l’ Arte della fuga, diteggiata per flicorno soprano.”
- “Ah, mi sembrava troppo facile! Per questo non capivo…”

7. Esibire un gusto prezioso e perverso: in presenza di qualcosa di turpe (una discarica, una riunione condominiale, un esame di Stato), lanciare rapidi sguardi benevoli, come quelli di una divinità ridente che abbia appena ricevuto un omaggio.

8. Ammutolire l’interlocutore parlando un italiano non ordinario. Come un Mughini in grande spolvero, usare a piacere termini quali: “sesquipedale”, “disdoro”, “concione”. (Fra i tempi dei verbi, preferire il trapassato estinto.)

9. Usare lingue sconosciute (xenoglossia). E’ possibile citare testi sacri di provenienza varia, soddisfacendo al contempo la propensione per l’etnico, tipica di questi anni. Un solo accorgimento: davanti a un esorcista, mai esagerare con l’aramaico.

10. Disdegnare la tecnologia in tutte le sue forme. Far esplodere un tablet anche in meno di ventiquattr’ore. In linea di massima, sfoggiare sul tema un’ignoranza assoluta. Al tecnico riparatore:
- “Non vedo più la Rai. Dev’esser colpa delle valvole.”
- “Ma il suo è un tivù al triplo plasma!”
- “Appunto. Le valvole.”

11. Contaminare i generi, come ormai suggerirebbe anche un semiologo di base. Leggere l’Eliogabalo di Artaud mentre si guarda una puntata di “Lassie” – e non farsi scrupolo a confondere le trame.

12. Non trovare rimedio ad almeno un difetto fisico e dolersene, leopardianamente, senza posa. Per quanto riguarda il sovrappeso, ciò è possibile facendo le diete del momento, ma tutte insieme per potenziarne gli effetti. E allora via con: South beach, paleolitica, Zona, Dukan, proto-mediterranea, dissociata schizoide…

13. Non rassegnarsi all’attualità se non piace, non prenderne atto nemmeno linguisticamente: ostinarsi a ragionare in lire; chiamare “mangianastri” l’iPod; prenotare l’aereo per Bisanzio.

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