Scrivono i Prof

Buon natale e felice anno nuovo!

Scritto da La cinciallegra il 25 Dicembre 2010.

C’era tutto un fermento, a scuola, in queste ultime settimane. Un fermento che, uguale, non si vede e non si “sente” in nessun altro periodo dell’anno. E così, giorno dopo giorno, ora dopo ora, le aule si sono ritrovate…vestite di attesa. Vestite di Natale.

Scritte, disegni, abeti veri e finti, addobbi, piccole euphorbiae pulcherrimae dai fiori bianchi o rossi. E poi qualche piccolo presepe, rami di pino, lucette, palline colorate, Babbi Natale, slitte, fiocchi di neve, immagini di pacchi regalo infiocchettati, auguri in tutte le lingue (del resto, siamo o non siamo anche un Liceo linguistico ?!).

Ogni aula diversa, a raccontare chi la vive, eppure, nella specificità di ciascuna, ciò che davvero spiccava era il senso di un’ “attesa”. Uguale per tutti, quella.“Solito conto alla rovescia per le vacanze…”, potrebbe dire cinicamente chi legge: adulto o studente ‘scafato’.

Forse. Anche. Inutile negarlo.
In effetti bisognava “esserci”, in questi giorni, a scuola, per capire che non può, da solo, un conto alla rovescia in vista delle vacanze, spiegare questo fermento denso, palpabile, che non esiste in nessun altro periodo dell’anno. Perché, per superficialità, “ridurre” le domande che, con modalità e con un linguaggio che è solo loro, ci inviano i ragazzi? Perché banalizzarle?

E’ come non aprire mai le finestre di casa per cambiare l’aria. O lasciare le tapparelle abbassate perché non entri mai il sole. Buio o penombra o luci artificiali. Che tristezza!

E’ infinitamente più bello osservare con discrezione e con rispetto questo loro entusiasmo e magari accogliere la sfida di lasciarsi contagiare per vedere cosa accade.

E così, accettando di metterti in gioco, scopri che il “Buon Natale e Felice Anno Nuovo” (con cinque lettere maiuscole), che trovi scritto sulle porte d’ingresso delle aule, o in classe, e che ti verrebbe da liquidare come augurio scontato e banale, nasconde in realtà un desiderio che è il desiderio loro, di adolescenti e – a pensarci – è lo stesso desiderio tuo, di adulta talvolta distratta.

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Cosa chiedere, infatti, di più vero, per sé e per gli altri, che un “Felice Anno” e cioè…la Felicità? Perché non osare? Perché…accontentarsi? Preferire un cuore anestetizzato, rassegnato, che non osa e non spera? “Non esiste risposta ad una domanda che non si pone”, scrisse Reinhold Niebuhr, grande teologo protestante americano. Perché, dunque, non porre la domanda delle domande; perché non esprimere il desiderio dei desideri oggi, ora, affinché esca da un cuore che scoppia di lui e magari trovi risposta, finalmente.

Albert Camus, nella sua opera “Caligola”, scrive: “Soyez reàlistes, demandez l’impossible!”. Perché accontentarsi di qualcosa “di meno”?

Ancora. La grande pianista russa Marija Judina, per anni sconosciuta in Occidente ed emarginata dagli ambienti ufficiali della cultura sovietica, eppure al centro del dibattito musicale del Novecento, testimone della rinascita dell’arte che in URSS si faceva strada tra le maglie di ferro della censura, in uno scritto affermò: “Ho l’ardire di pensare che la grandezza dell’uomo non sia principalmente nelle sue doti, bensì nell’impulso ad osare che nasce con lui e muore solo dopo di lui, nel suo cuore che ha sete d’infinito”. “Per tacitarlo” – aggiunse citando Dostoevskij – “bisognerebbe tagliare la lingua a Cicerone, cavare gli occhi a Copernico, lapidare Shakespeare”.

Ascoltiamo dunque l’augurio dei ragazzi! Accettiamolo e facciamogli eco. Quanto abbiamo da imparare da loro, noi insegnanti e genitori frettolosi e talvolta un po’ musoni. Sempre troppo indaffarati, distratti, dimentichi persino del Natale, quasi fosse un ennesimo “impiccio”, e tristemente ben descritti da Pavese nella poesia “Lo steddazzu”: “Non c’è cosa più amara che l’alba di un giorno / in cui nulla accadrà (…) La lentezza dell’ora / è spietata, per chi non aspetta più nulla”.

Hanno ragione i ragazzi : “Soyez reàlistes, demandez l’impossible!”. Impariamo da loro!

E poi…
Credenti o non credenti, il “Buon Natale” (due lettere maiuscole) augurato dai nostri studenti con i modi originali e fantasiosi che sa trovare solo la loro giovinezza, e ripetuto mille volte con letizia in corridoio giovedì, ultimo giorno di scuola, non è forse l’augurio, conscio o inconscio, che ciascuno riconosca come “Buona” la nascita dell’altro? “Buon Natale” uguale “Buona Nascita”.

Scrive il filosofo francese Fabrice Hadjadj: “Che cos’è il cuore? Un muscolo, ma un muscolo strano perché a differenza degli altri muscoli non dipende direttamente dalla mia decisione (…) Il mio cuore batte senza che io glielo ordini. Ha cominciato a battere prima ancora che avessi cominciato ad esercitare la mia volontà e batte a un tempo che non gli ho dato io. E’ terrificante: il centro di me stesso non è in mio potere. Ciò che ho di più fisicamente intimo mi sfugge e, peggio, il mio cuore batte il suo tam tam senza consultarmi e quindi può apparirmi come una specie di ospite selvaggio. Perché so che come ha iniziato a battere senza che lo volessi, può benissimo smettere di battere tra poco senza che nemmeno in questo caso io lo voglia e sarà la fine della danza. (…) Così il cuore è segno che non mi sono dato la vita”.

Eppure questa vita non chiesta c’è.
E’ straordinario e commuovente il modo che hanno i ragazzi: i nostri figli, i nostri studenti, per chiederci ragione, anche ora, anche in questo modo, del senso del nostro e del loro “essere al mondo”. Per richiamarci alle cose (e alle domande, e agli auguri) che, a Natale, “contano” davvero.“Buon Natale e Felice Anno Nuovo, prof.!”. “Buon Natale anche a te! E auguri che il Nuovo Anno sia felice. Che tu possa incontrare la Felicità!”. (Quante lettere maiuscole, in questi sostantivi che non sono parole, sono…vita!).

Mentre rispondi con un sorriso, guardando negli occhi, di volta in volta, il tuo interlocutore, ti scopri…uguale. Desiderosa delle stesse cose per te e per lui. Che qualcuno ti dica che la tua e che la sua Nascita è Buona, è un Bene. Che qualcuno ti dica che la Felicità esiste. E’ possibile. Sì, esiste. E’ possibile.

Qui ed ora. E non è, questa volta, solo una parola, neanche con la lettera maiuscola, perché ogni anno, da più di duemila anni, il 25 dicembre il Verbo si fa carne e diventa…un Bambino, che abita in mezzo a noi.

“ ‘Ecco, io sono con voi tutti i giorni, / fino alla fine del mondo’ / È questa una notizia che non può / lasciarci indifferenti. / Se è vera, tutto è cambiato. / Se è vera, essa riguarda anche me”. (Benedetto XVI).
BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO!

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