Progetti e attività

Sei mesi... speciali

Scritto da Benedetta Pramparo il 31 Marzo 2010.

In questo breve articolo, cercherò di trasmettere la bellissima esperienza della quale sono stata protagonista tra luglio 2009 e gennaio 2010.
Sono andata in Costa Rica sei mesi per un viaggio di studio, organizzato da “AFS programmi Interculturali”, un’associazione internazionale che promuove gli incontri tra ragazzi di diversi Paesi e culture.
Il motivo che mi ha spinto a scegliere questa destinazione è stato il fascino che poteva rappresentare un Paese tropicale, così lontano e diverso dall’Italia, conosciuto per le sue biodiversità.
È stata un’esperienza molto utile e costruttiva, che mi ha aiutata e crescere e maturare ed ha ampliato le mie conoscenze non solo a livello culturale, ma soprattutto dal punto di vista umano. Infatti, confrontandomi con una cultura così profondamente differente dalla mia, ho imparato a vivere in un altro contesto, capendo che nulla è migliore o peggiore al mondo; semplicemente è diverso, e ci sono tanti modi di dire o fare le stesse cose. Se, infatti, in altri Paesi le abitudini sono diverse, non significa che siano sbagliate o senza senso.

Ho potuto ad esempio vedere come semplici azioni quotidiane  che per me erano scontate o poco discutibili, in Costa Rica sono diventate improvvisamente “strane”, come per esempio l’andare a scuola: qui ognuno si veste come crede, laggiù è obbligatorio usare l’uniforme.
Qui saluto solo i miei amici o familiari, in Costa Rica tutti salutano tutti; generalmente si salutano anche i passanti.
Queste, all’apparenza, sono piccole cose, ma in realtà non sono così immediate né da comprendere, né da imparare. A volte ho rischiato di sembrare maleducata, solo perché ignoravo determinate cose, che per me erano irrilevanti.
In questi mesi, passati distante da casa, dalla mia famiglia, tra persone sconosciute, ho scoperto anche delle cose di me stessa che prima non conoscevo. Ad esempio, spesso mi hanno fatto notare che sono una persona che si lamenta molto: qui in Italia nessuno me l’aveva mai detto, ma laggiù ho capito che forse è vero e ho “lavorato” per correggere questo mio difetto.
Il paesino in cui ho vissuto, Tierras Morenas, è molto piccolo, situato in bassa montagna. È un paese prevalentemente agricolo, e si trova a circa 300 chilometri dalla capitale, San Josè. Per arrivarci e per spostarmi usavo l’autobus, che mi portava anche a scuola.
Il mio era un liceo senza un indirizzo specifico, situato nella cittadina di Tilaràn, a pochi chilometri da casa mia.
Ogni mattina dall’autobus potevo ammirare il paesaggio rigoglioso, il lago e il vulcano Arenal.
La famiglia che mi ha ospitata è molto numerosa. Io, abituata a vivere solo con mia madre e mia sorella, mi sono ritrovata circondata da molte sorelle, decine di cugini, nipoti, in una situazione molto divertente e calorosa: questo mi ha fatto riflettere sul mio comportamento e su come avrei potuto modificare il mio modo di essere una volta ritornata a casa.
I Costaricensi in generale sono persone molto solari e carine e la mia famiglia in particolare si è dimostrata di un affetto e di una disponibilità nei miei confronti che mai mi sarei immaginata.
Devo ammettere che all’inizio ho avuto molta nostalgia dell’Italia, ma con i miei “nuovi genitori” mi sono sentita veramente a casa. Con loro ho festeggiato il mio diciassettesimo compleanno ed ho trascorso il Natale e in questi momenti sono stata davvero felice.
Adesso che sono a casa, stiamo mantenendo i rapporti e spero che dureranno a lungo.
Quest’esperienza mi è servita a guardare con occhi diversi tutto quello che conoscevo e le persone a me care.
Posso affermare di sentirmi davvero fortunata per aver trascorso questi sei mesi meravigliosi, che porterò sempre nel cuore.

 

Ti potrebbero interessare