Progetti e attività

Scuola materna "Jean Piaget" di Santo Stino di Livenza

Scritto da Chiara Cadamuro - 5 CS il 12 Aprile 2010.

Quest'anno è stato proposto alla mia classe e alle altre classi quinte dell'indirizzo sociale di partecipare ad uno stage formativo presso la scuola materna "Jean Piaget", o presso la scuola elementare di Santo Stino  di Livenza. A questo proposito, la nostra classe ha dovuto dividersi in due gruppi per svolgere lo stage della durata di sei giorni. Io ho scelto di andare alla scuola materna, così come altri miei compagni.


Una volta arrivati sul posto, ci siamo nuovamente divisi in gruppetti da due o tre persone, così da poter essere sistemati nelle varie classi. Io e un'altra mia compagna abbiamo deciso di esaminare la classe "arancione" (ogni sezione era associata ad un determinato colore) che comprendeva bambini di quattro anni.
La sezione era composta da venticinque alunni, molti dei quali erano bambini stranieri. Questi ultimi erano ben integrati all'interno della classe e facevano un uso abbastanza corretto della lingua italiana relativamente alle capacità della loro età,  come avveniva del resto anche per i bambini non stranieri.
Infatti, all'età di quattro anni, i bambini fanno già ampio uso di frasi complesse, di subordinate e cominciano a comprendere e mettere in pratica le regole grammaticali; bisogna tenere in considerazione, però, che a quest'età si cade ancora facilmente in errori grammaticali, specie quando il bambino incontra delle “eccezioni linguistiche” che non sa riconoscere. Ad esempio, una mattina un bambino mi ha detto: "Ho tutti i diti sporchi di colore"; questo fenomeno viene definito "sovrageneralizzazione della regola", ed indica il caso in cui si tende ad applicare la regola più comune, in questo caso della formazione del plurale, a tutti i casi.
Ho potuto anche osservare come i bambini non  riescano a pensare che possa esistere un'altra interpretazione della realtà al di fuori della loro; complice di questa condizione è certamente l'egocentrismo, tipico di questa età, che influenza il modo di pensare a tal punto da limitare la mente ad un'unica e rigida visione. A tal proposito, una mattina una bambina mi ha detto: "Tu e la Giulia siete le nostre maestre"; e io le ho risposto che no, non eravamo noi le loro maestre, ma la bimba ha ribattuto dicendo: "Sì, invece, perché voi ci avete dato i fogli per disegnare e quindi siete le nostre maestre".
Per quanto riguarda il gioco e lo stare insieme, si poteva notare come i bambini e le bambine tendessero a formare due gruppi distinti, anche se durante le attività questa differenza non era poi così netta; per favorire l'interazione tra i due sessi, le maestre tendevano ad alternare un maschio e una femmina quando i bambini si sedevano per cantare. Nel gioco libero veniva, solitamente, a crearsi in leader all'interno dei vari gruppetti di gioco, che coordinava e dava le disposizioni agli altri compagni. Vi erano anche però molti bambini e bambine che preferivano starsene in disparte da soli a colorare.
La maggior parte del tempo dedicato alle attività veniva usato per disegnare ciò che di particolare avveniva durante la giornata, come, ad esempio, la festa di Carnevale e l'ora di musica.
Personalmente, ritengo che, obbligando il bambino a disegnare sempre una determinata cosa, lo si privasse dello stimolo per farla al meglio.
Ogni giorno veniva estratto un bambino, il quale veniva nominato, anche per un solo giorno, “il nuovo capo-classe”. Quest'ultimo aveva diversi compiti, due dei quali consistevano nel colorare in un calendario il giorno corrispondente ed aprire la fila per andare a pranzo.
Queste mansioni, pur nella loro semplicità, servivano al bambino per sviluppare il senso di responsabilità, anche nei confronti degli altri compagni.
Un altro aspetto che ho potuto notare è il fatto che ogni giorno le maestre cercavano di mantenere una certa routine; infatti, il momento della merenda e delle altre varie attività venivano suddivisi in maniera ordinata e accurata, seguendo ogni giorno gli stessi orari, non solo per una questione di organizzazione, ma anche per trasmettere al bambino sicurezza.
Ho trovato questa esperienza molto interessante, anche perché ho avuto modo di mettere in pratica ed ampliare le mie conoscenze sulle teorie dello sviluppo del bambino.

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