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Giovani e democrazia: due mondi separati?

Scritto da Lisa Bon il 05 Maggio 2017.

Giovani e democrazia: parole che molta gente non penserebbe mai di inserire nella stessa frase, se non con fini ironici o critici. I giovani: esseri indifferenti a tutto ciò che accade intorno a loro, che impassibili vedono scorrere il mondo davanti ai loro occhi e non fanno nulla per cambiarlo; la democrazia: un sistema di governo come un altro, sentito nominare dalla prof di storia o di diritto, probabilmente, ma nulla di più.
Ma tutto ciò ha riscontro nella realtà? O sono solo pregiudizi? Come sempre la verità sta nel mezzo, perché sì, sono molti i ragazzi totalmente estranei al tema, ma c’è anche chi si è reso conto dell’importanza della democrazia e vuole sfruttare la sua possibilità di parteciparvi attivamente.

Durante due ore di discussione sui temi della democrazia e dell’impegno politico, alle quali hanno partecipato i ragazzi provenienti da cinque paesi europei facenti parte del progetto Erasmus+, è infatti emerso che anche i sedicenni e i diciassettenni sanno riflettere su questi temi con maturità e pensiero critico.
Abbiamo infatti constatato che molta, troppa gente non sa come comportarsi nel campo politico-democratico, ad esempio va a votare senza essersi informata abbastanza, dando il proprio voto per esclusione, dopo aver letto qualche post su facebook, o nella peggiore delle ipotesi evita proprio di recarsi alle urne perché ‘non mi interessa proprio per niente la politica’.
Pensiamo che per rimediare a questo, oltre a preparare maggiormente gli alunni nelle scuole, dovremmo iniziare a trovare motivi per agire in prima persona. É infatti indubbio che non siamo più negli anni ’30, quando nelle Brigate internazionali si riunivano uomini da tutto il mondo per combattere contro quel regime totalitario che voleva cancellare i diritti dell’individuo, e quando forse era più facile impegnarsi politicamente perché i problemi toccavano gli uomini molto più da vicino. Sicuramente sono cambiati i tempi e anche i problemi, ma motivi per lottare (che non significa andare in guerra), ci sono ancora: si pensi ai diritti umani, alle relazioni sociali o all’educazione, ad esempio. Difendere questo non è senza dubbio equivalente a combattere il fascismo, ma non è una scusa per non agire, o perdelegare la responsabilità di prendere provvedimenti agli altri, magari lamentandosi anche del loro operato.
È che agire politicamente, ma non solo, significa prendersi delle responsabilità, mettersi in gioco, uscire dalla propria ‘comfort zone’: molto spesso ci nascondiamo dietro alla nostra vita monotona dietro quattro mura, dietro alla nostra stabile e sicura routine quotidiana, e non siamo pronti a rischiarla per cambiare ciò che sta fuori. 
C’è chi ha parlato di una ‘sleepy generation’ (‘generazione addormentata’), che oltre a non agire, non è neppure consapevole delle sue possibilità e dei suoi diritti, che vengono dati per scontati, dimenticando gli anni di guerre combattute per ottenerli: il progetto Erasmus ci sta facendo rendere conto che possiamo svegliare la nostra generazione, prendendo come esempio l’intraprendenza e la perseveranza dei nostri antenati. Inoltre vantiamo strumenti come internet, i social e soprattutto la libertà di espressione, che loro non avevano e che possono favorire la nostra formazione o la nostra partecipazione politica. Ovviamente ci sono delle limitazioni che non possiamo superare, ad esempio la minore età, ma nulla ci impedisce di iniziare a muovere i primi passi nell’ambito e a creare le fondamenta per il futuro; fondamenta fatte di consapevolezza, intraprendenza e informazione.
Abbiamo bisogno però di un appoggio importante: quello degli adulti. Oltre ad essere un esempio per noi, gli adulti dovrebbero anche essere coloro che ci informano e ci danno fiducia, perché se è vero che ‘il futuro è dei giovani’, vogliamo che vengano rispettati e che venga data loro la possibilità di prendersi delle responsabilità, senza che vengano sottovalutati per la loro età.
Come spero si intuisca da queste parole, è stato davvero arricchente partecipare a questa discussione, e il fatto di condividere idee tra adolescenti di nazionalità diverse ha reso il tutto ancora più stimolante, perché ci si rende conto del fatto che gli ideali rappresentano un linguaggio internazionale, che lega le persone indipendentemente dal loro paese di appartenenza.

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