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From Brooklyn to Portogruaro

Scritto da Irene Solighetto il 07 Marzo 2011.

“Sono partiti dall’aeroporto adesso! Stanno per arrivare!”.
Venerdì pomeriggio del 18 febbraio era tutto un via vai di messaggi. Il ritrovo era davanti alla stazione delle corriere di San Donà. Molta gente era già arrivata, altri mancavano all’appello. Eravamo tutti super agitati, io in primis.
Nella testa, tanta nebbia; solo qualche domanda qua e là ogni tanto, destinata a restare senza risposta. Le mie conoscenze d’inglese? Di solito l’impressione era che fossero buone, ma in quel momento mi ero scordata perfino come si diceva “il mio nome è...”
Niente panico! Dovrebbero arrivare a momenti… Oh, Signore! E adesso cosa faccio? In fin dei conti saranno solo nove giorni… Che saranno mai nove giorni!?
Arrivo alla stazione delle corriere tutta agitata. E’ la prima volta che mi vedo coinvolta in uno scambio culturale e l’idea di dover condividere ogni momento della giornata con una persona di cui sapevo solo il nome e altre piccole cose mi intimoriva un po’.
Kanwal Khan. E’questo il suo nome. Ci siamo sentite per circa un mese tramite Facebook. Da subito mi è sembrata una ragazza molto tranquilla e simpatica; forse un po’ riservata, ma anche molto solare ed è per questo che “a pelle” ho deciso che sarebbe stata lei la ragazza che avrei ospitato.
Quando è scesa dall’autobus, mi ha fatto un sorriso e mi è venuta incontro per presentarsi. Un bell’inizio, mi son detta, confermando quanto pensavo: MI STA DAVVERO SIMPATICA!
Dopo che ci siamo salutate noi, si sono presentati i miei genitori, abbiamo caricato le valige in auto e ci siamo avviati verso casa.
Subito le ho mostrato la sua camera. A vederla, sembra felice di avere una camera tutta per sé! L’avevo preparata apposta per il suo arrivo: allegra, colorata e piena di peluche, perché si sentisse come a casa.
Alla sera ceniamo con una bella pizza, e incomincia a raccontarmi una giornata-tipo a New York. Una vita molto frenetica, mi racconta: alla sera a letto tardi (circa alle 24.00!), alla mattina sveglia presto (5.30), colazione al volo durante il tragitto casa-scuola e pranzo veloce. Al pomeriggio volontariato, poi un po’ di studio e, per cena, solo uno snack. Rimango perplessa e comincio a farle un sacco di domande. Caspita! E’ davvero tutto diverso! Loro, ad esempio, non usano neanche stare seduti a tavola tutti assieme, a pranzo e a cena; infatti Kanny mi ha chiesto se il ritrovarci a tavola con lei fosse un “regalo” per il suo arrivo e non un’abitudine!
Nei giorni successivi, mia mamma le ha preparato alcuni piatti tipici italiani, come la pasta al pomodoro, la caprese, le frittelle, i crostoli, i ravioli con la ricotta e gli spinaci, e poi lasagne, torte salate, frittata e il tiramisù…il suo preferito! Sebbene magrolina, Kanwal mangiava davvero tanto e non sapeva mai dire di no davanti ad un bel piatto preparato con tanto amore dalla mia mamma. Per lei era la miglior cuoca e, per la verità, non è l’unica a pensarlo: mia mamma è davvero superabile!
Kanwal fotografava qualsiasi cosa: ogni singolo piatto che mangiava, la cucina, il bagno, la camera, ed ha voluto anche tante foto con tutti noi! Mi ha raccontato che le loro case sono piuttosto piccole ed è per questo che è rimasta sbalordita dalla grandezza della mia.
Ogni giorno con la scuola abbiamo visitato alcune città, come Venezia, Verona e Trieste. Kanny è rimasta molto colpita da Venezia; come darle torto? Credo che Venezia sia una delle più belle città al mondo e, con tutte le sue particolarità, credo che non abbia nulla da invidiare a New York!
Alla domenica abbiamo passato una splendida giornata in famiglia a casa di Valentina, dove ci siamo trovati anche con la famiglia di Giulia per pranzare tutti insieme. Le nostre mamme hanno cucinato e c’erano talmente tanti piatti in tavola, che abbiamo mangiato fino alle 16.00! Successivamente, per smaltire le tonnellate di cibo ingerite, siamo andati tutti assieme a fare una bella passeggiata a Jesolo Lido.
Mi sono davvero tanto affezionata a Kanny, anche se devo dire che il suo stile di vita è molto diverso dal mio e per questo molte volte mi sono innervosita per alcuni suoi atteggiamenti.
Per esempio mi ritrovavo spesso a dirle di muoversi, altrimenti perdevamo l’autobus. Se la prendeva comoda su tutto e alcune mattine è capitato che entrava in bagno per fare la doccia alle 6.30, quando avevamo l’autobus alle 7.00! E’ anche una ragazza parecchio sbadata e così io, che sono piuttosto pignola, a volte mi ritrovavo a seguirla come un’ombra per sistemare quello che aveva lasciato in disordine.
Malgrado questi suoi piccoli difetti, sono riuscita ad affezionarmi tanto a lei, anche se, dopo nove giorni di “convivenza”, confesso che ho sentito il desiderio di tornare alla “normalità” e alla mia quotidianità, poiché, durante la sua permanenza, alcune cose che prima erano abituali, si sono ovviamente modificate.
Ciò non toglie che vorrei mantenere questo bel rapporto di amicizia che si è creato con lei e anche con gli altri ragazzi americani, in particolare Titus (l’ospite di Giulia) e Bowie (l’ospite di Valentina), con i quali ho trascorso tantissimo tempo e ho stretto un bellissimo rapporto d’amicizia.

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