Progetti e attività

Che cosa c'è? C'è la mia vita insieme a te!

Scritto da Ponticelli Komlenic Vanja, 4CS il 27 Maggio 2011.

“Eh, così è la vita!”, ci ha detto una signora il primo giorno della nostra settimana da stagiste.
La stanza era molto ampia e silenziosa e c’erano solo donne anziane,  disposte in cerchio. La maggior parte era in carrozzina e quasi nessuna di loro parlava. Una tv accesa in lontananza, con una musica in sottofondo a volume basso, tentava di animare giusto un po’ la mattinata apparentemente uguale alle altre: lunga e monotona.
Ai nostri occhi, però, estranei a quell’ambiente, quella musica trasmetteva ancora più tristezza a quel piano in cui, da come ci stava spiegando il nostro educatore Manuel, gli anziani erano tra quelli più autosufficienti.
Io e le mie compagne eravamo dietro la signora quando aveva pronunciato quelle parole.
In passato -  ci ha raccontato Manuel – la signora faceva la bidella presso le scuole elementari ed era abituata a stare tra i bambini. Ora, per qualche motivo a noi sconosciuto, si trova lì, nella stanza di una casa di riposo, seduta su una carrozzina e avvolta da un’atmosfera malinconica.
Certo non posso, non potevo e forse non potrò mai sapere con certezza se quella donna è felice o meno, ma le sue parole mi hanno colpita e mi hanno fatto riflettere.
Era lunedì quattro aprile e iniziava così il nostro giro perlustrativo dell’intera struttura.
Appena arrivate ci hanno accolte, nel padiglione centrale, due educatori: Manuel e Annalisa.
Lì vengono svolte quasi tutte le attività educative da loro organizzate e le riunioni con i volontari; c’è il bar e gli anziani che si trovano lì sono i più autosufficienti.
Poi c’è il padiglione “Santo Stefano”, con pochi ospiti e con la sala da pranzo e il dormitorio a parte.
Al secondo piano, gli anziani ammalati di Alzheimer: è la zona che va tenuta più sotto controllo, a causa dei problemi che comporta la malattia.
Infine, il terzo piano ospita gli ammalati terminali o, comunque, gli anziani meno autosufficienti.
La casa di riposo “Opera Pia Francescon” è una struttura “totalizzante”, come ci ha spiegato Manuel: offre cioè tutti i servizi di cui gli anziani hanno bisogno.
Ci ha molto sorpreso l’accoglienza degli educatori. Il mio gruppo era composto da sei persone e tutte, da come ne avevamo sentito parlare, non nutrivamo grandi aspettative. Loro invece si sono dimostrati molto simpatici, disponibili e alla mano; in particolare il ragazzo.
La settimana è trascorsa abbastanza velocemente, anche se alcuni momenti sono sembrati interminabili.
Abbiamo svolto diverse attività con gli anziani: calcoli matematici, gioco del memory, interviste sulla Pasqua di ieri a confronto con quella di oggi, la tombola, le letture, il giro per il mercato e l’attività motoria gestita dal responsabile, Daniele.
Ci sono stati però anche tanti momenti di vuoto, durante i quali non avevamo nulla da fare.
L’esperienza di questo stage è stata dunque per certi aspetti positiva, per altri un po’ meno.
Il rapporto con gli anziani, anche se alcuni non parlavano molto ed anche se le loro capacità cognitive e le condizioni fisiche o mentali non permettevano loro di partecipare, è stato decisamente costruttivo.
Ci siamo confrontate con una generazione diversa dalla nostra ed abbiamo imparato che la memoria è importante venga allenata sempre.
Stare a contatto con loro è un po’ come stare con i bambini. Si nota sia osservando l’entusiasmo che provano quando vincono una partita a carte, sia quando, perdendo a tombola, restano profondamente delusi. Anche il loro pianto assomiglia più a quello di un bambino che a quello di un adulto.
A proposito di questo, giovedì mattina il programma prevedeva la passeggiata al mercato. Ognuna di noi spingeva una carrozzina e c’erano altre tre signore a piedi. Tornando indietro, all’entrata della Casa di riposo, mentre mi avviavo, ho sentito qualcuno alle mie spalle: “Giovanna, Giovanna, Giovanna!” Mi sono girata ed ho visto una signora su una bicicletta, ferma all’entrata del cortile.
Poi ho guardato di fronte a me e, vedendo una delle tre signore che erano uscite a piedi, l’ho fermata dicendole che qualcuno la stava chiamando.
Lei si è girata e, vista la signora in bicicletta, le è andata incontro Era sua nipote.
Dopo essersi scambiate un bacio e qualche parola, la nipote se n’è andata. La signora Giovanna se ne stava in piedi, immobile sul marciapiede, le spalle curve e la testa bassa, rassegnata e triste. Mi sono avvicinata ed ho visto una lacrima bagnarle il volto. Chissà che pensieri le gonfiavano il cuore…
Non ero mai stata in una Casa di riposo e devo dire che inizialmente avevo parecchi pregiudizi. Con mio grande sollievo ho potuto vedere che molti anziani sono contenti, si trovano bene e che non è poi così male come pensavo. Altri però si sentono estranei: hanno nostalgia della loro casa e della loro famiglia.
L’ultima cosa che mi è rimasta impressa è  capitata una mattina in cui Manuel ci ha portate al terzo piano a svolgere alcune attività educative.
Dopo aver disposto alcuni anziani a semicerchio, ha iniziato a stimolare la loro memoria attraverso alcune domande.
Poi ci ha dato dei sacchetti di carta, con all’interno materiali diversi. Ognuna di noi doveva fare il giro degli anziani, facendo loro solo tastare cosa c’era dentro, senza che lo vedessero. Dovevano indovinare.
Ad un certo punto una di noi ha domandato a un signore: “Allora, che cosa c’è nel sacchetto?”. L’anziano, sorridendo, le ha risposto:  “ La vita mia insieme a te!”.
Concludo così il mio racconto, con questa frase che si contrappone un po’ agli episodi tristi raccontati sopra. Alcuni di loro, nonostante l’età, la malattia e l’ambiente in cui si trovano, non hanno ancora perso umorismo e voglia di vivere, anzi: ne hanno regalato un po’ anche a noi!

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