Progetti e attività

2^ AS in Venice

Scritto da Annamaria Versori, 2 AS il 13 Giugno 2010.

patti_venezia_310Dopo lunghe settimane di pioggia, il sole mattutino del 17 maggio ci ha messo in corpo un´estrema voglia di mare. Neanche a farlo apposta, proprio quel giorno avevamo la visita a Venezia: capoluogo d´arte, romanticismo e fascino. Il treno, stranamente in orario, è partito da Portogruaro, lasciando indietro una studentessa ritardataria (la povera Loreta) ma con a bordo un sostituto di tutto rispetto, il grande Luca, il nostro ex compagno.
Il viaggio è stato allegro e all’insegna del canto, caratteristica della nostra classe a prescindere dal luogo in cui ci troviamo.
Un sole cocente ci ha accolto al nostro arrivo e una lunga camminata dettata dal passo svelto delle professoresse Ortis e Saro, ci ha portato in una Piazza S. Marco gremita di gente.
Breve fila al palazzo Ducale e poi via al tour per le sale di questo lussuoso edificio impregnate di storia e di un fascino incantevole. Le prigioni hanno colpito tutti: sembrava di essere entrati in un film macabro e drammatico.
Arrivati all´uscita, la fame già si faceva sentire. Le prof ci hanno lasciato liberi e ci siamo sparpagliati tra le calli della città alla ricerca di un ristoro, comunque insufficiente per saziare la pancia borbottante di Bea.


Abbiamo sfruttato anche un po’ delle due ore a disposizione per guardare le vetrine, fare foto e dare piccole briciole ai passerotti, che abbiamo scoperto essere la fobia di Vale.
All’una ci aspettava il traghetto che ci avrebbe portato all’isola di S. Lazzaro degli Armeni. Il tragitto è stato divertente e rilassante, anche per quelli, tra noi, che non sono abituati ad andar per mare.
Lo sbarco è stato un po’ turbolento, a causa di un gruppetto di noi che, alla prima fermata, S.Servolo, sono scesi, sicuri di essere arrivati. E dato che un tempo, a S. Servolo, c’era il manicomio, forse non avevano sbagliato poi tanto…
Abbiamo trovato l’isola di S. Lazzaro calma e immersa nel verde, straordinariamente silenziosa; sembrava di respirare già nell’aria la spiritualità che avremmo trovato nel monastero!
Una guida dall’italiano perfetto e un accento particolare ci ha accompagnati in chiesa per illustrarci il rito della messa armena e la nascita del monastero, strappandoci qualche risata quando ha cercato di farci leggere e capire la sua lingua madre.
Abbiamo poi visitato la biblioteca, vero e proprio tesoro, pieno di oggetti antichissimi e particolari, provenienti da tutto il mondo. C´era poi una stanza dall’architettura particolare, piena di manoscritti di ogni genere e dal valore inestimabile.
La visita si è conclusa nel refettorio; è qui che la guida ci ha illustrato le abitudini della vita monastica, sotto lo sguardo severo dell’abate Mechita (fondatore del monastero) che, dal suo ritratto, ci invitava al silenzio e all’ascolto.
Usciti da quel luogo pieno di tesori, abbiamo approfittato del panorama mozzafiato per scattare le ultime foto.
Tornati a Venezia abbiamo fatto un giro in Basilica e poi abbiamo avuto un´altra oretta di libertà per fare acquisti.
Il treno delle 17.00 ha dato fine alla nostra visita piena di risate e divertimento, ma che di certo ha lasciato un segno nella memoria di tutti noi e, purtroppo, anche… qualche vescica ai piedi!

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