Progetti e attività

Dalla casa di riposo: intervista alla signora Annamaria

Scritto da Giulia Menegotto, Vanessa Bottosso, Gaia Geretto: allieve di 4CS il 14 Maggio 2011.

Residenza per anziani
Portogruaro, 19 aprile 2011
Abbiamo intervistato la signora Annamaria, chiedendole che cosa ricorda della guerra che, nativa di Portogruaro, ha vissuto in prima persona. Ha infatti visto con i propri occhi gli impiccati nella piazza della città, anche se, come ci ha raccontato, in quei giorni era molto difficile andare in piazza, perché le guardie fasciste ne impedivano l’accesso.Ha inoltre sentito i bombardamenti (molti dei quali hanno colpito le vicinanze della sua abitazione, distruggendo i ponti) e gli aerei volare sopra la sua testa.
La guerra, a Portogruaro, non è stata violenta come in altre città, ma è stata come ‘di passaggio’; nonostante questo, lei e la sua famiglia hanno sofferto la fame.

Tuttosport: ultimissime

Scritto da Prof Luca Selem il 22 Aprile 2011.

Ultimissime News Sportive (quasi in tempo reale)!!
La nostra squadra di Pallavolo Allieve (nate negli anni ‘94-‘95-‘96), già vincitrice della Fase Provinciale dei Giochi Sportivi Studenteschi, martedì 19 aprile  ha partecipato alle Finali Regionali a Belluno.
La giornata per il nostro gruppo è iniziata di “primissima mattina” con la partenza fissata al piazzale ATVO per le 6,10 quindi levataccia per tutte: d’altra parte un pensiero va anche alla rappresentativa di Rovigo che ha dovuto partire alle 4,30; dubito che le ragazze siano riuscite a vedere la palla almeno nella prima partita!

Tuttosport

Scritto da Prof. Luca Selem il 22 Aprile 2011.

Dove eravamo rimasti?
Forse ai corsi integrativi, ma certo..
Allora abbiamo realizzato per la prima volta un minicorso di Hip-Hop che ha interessato prevalentemente le classi del triennio.
L’associazione Arte Danza ci ha messo a disposizione un istruttore, “Ronny” per la precisione, che è riuscito nell’intento di entusiasmare anche i più “riottosi” dei maschi coinvolgendoli nel ballo, mentre le ragazze hanno accolto la novità con crescente partecipazione tanto che i commenti dei più recavano la delusione per il numero esiguo di lezioni a disposizione.

Pensavo che gli americani fossero... E invece...

Scritto da Silvia Marzio, 4CS il 21 Aprile 2011.

Pensavo che, appartenendo alla nazione più moderna, ricca ed evoluta, nonché alla potenza militare più forte del mondo, gli americani fossero molto “pieni di se stessi”. Invece, sarà forse perché quelli che abbiamo conosciuto nella prima fase di scambio tra scuole internazionali sono figli di immigrati russi, ucraini, cinesi, peruviani e coreani, così non è.

La mia settimana di stage presso il centro educativo e riabilitativo "La Nostra Famiglia"

Scritto da Gessica Cari, 4BS il 06 Aprile 2011.

La mia settimana di stage presso il centro educativo e riabilitativo
Settimana di stage favolosa. Opportunità unica. Esperienza indimenticabile. Dal 28 febbraio al 4 marzo la nostra classe ha operato non tra i banchi e i libri, bensì nella società reale, cosa che ci ha permesso di metterci in gioco e vivere emozioni a 360°.
Vi lascio delle testimonianze, dei passaggi del mio diario personale in cui ho documentato questa particolare settimana, giorno dopo giorno.

Domenica 27 febbraio 2011 ( vigilia )

“Ah, e se poi non riesco a costruire rapporti soddisfacenti? E se poi registro un flop da urlo? No! Panico! Spero di riuscire ad entrare in contatto immediato con le persone che incontrerò! Spero, a fine settimana, di portare a casa nuove emozioni, ricordi, flash, sorrisi e di trasmettere alle persone che incontrerò qualcosa di positivo e di rilevante (...).

Pensieri sparsi a Buenos Aires

Scritto da Antonella Mennitto, 3BL il 30 Marzo 2011.

Pensieri sparsi a Buenos Aires
Passeggio per le strade di Buenos Aires e osservo il mondo che mi circonda. Sono felice: anche se abito in Italia, questa è la città in cui sono nata, è la mia patria e sono felice, ora, di poter osservare questa realtà con occhi diversi, con occhi da “adulta”. Era da molto che non tornavo qui…
Penso a che scarpe acquistare: se le “Converse” rosse, verdi o bianche e, mentre penso, scatto alcune fotografie.
Mi piace passeggiare per queste strade affollate: avverto un senso di libero abbandono. Nelle grandi città è così. Nessuno s’interessa degli altri e quindi non ti senti osservato. Tutti vivono nella stessa realtà ma ognuno è “chiuso” nella propria.
C’è chi, come me, osserva ciò che lo circonda con occhi curiosi di conoscere e di scoprire un universo nuovo; chi è preoccupato; chi cammina in fretta con la sigaretta in bocca. Ci sono genitori con bambini che pare assaporino ogni singolo minuto della vita; c’è chi mangia un gelato; chi esce da negozi come “Lacoste” carico di borse; c’è chi parla al telefono, chi litiga, chi si bacia, chi  è indaffarato e tutto preso dalle sue cose, chi ti guarda con occhi morbosi e chi, ubriaco o drogato, gironzola sempre nello stesso punto, tanto nessuno ci fa caso.

Sasso nello stagno

Scritto da Alessia e Antonella, 3BL il 16 Marzo 2011.

“Le frasi sono pietruzze che lo scrittore getta nell’animo del lettore. Il diametro delle onde concentriche che esse formano dipende dalle dimensioni dello stagno” – Nicolàs Gòmez Dàvila “Sasso nello Stagno” è un progetto di prevenzione dalla dipendenza da alcool e droga. Abbiamo deciso di prendere parte a questo progetto, perché il mondo della droga è un mondo moooolto vicino al nostro, nonostante ce ne sentiamo moooolto lontane. È un progetto iniziato in seconda superiore, quando Daniele e Alessandra, due educatori, sono entrati in classe nostra presentandoci un’attività già conclusa che si basava, come questa, sulla “peer education”: l’ “educazione tra pari”, che consiste nel coinvolgere i giovani affinché siano loro ad “educare” i propri coetanei.

Stage: "Dalla Scuola Superiore alla Scuola dell'Infanzia

Scritto da SP, 5DS il 16 Marzo 2011.

Nella settimana compresa tra il 24 e il 29 gennaio 2011, noi  studenti delle classi quinte dell’Istituto abbiamo partecipato ad un' attività di  stage formativo presso vari Istituti infantili o primari del territorio. Siamo stati suddivisi in diverse scuole, in gruppi non superiori a quattro persone, privilegiando il comune di residenza. Il fine principale dell'attività era quello di osservare non solo il comportamento  dei bambini, ma anche la metodologia utilizzata delle maestre e le attività svolte giornalmente.

Signora ambrata

Scritto da Giacomo Padovese il 10 Marzo 2011.

Signora con la pelle ambrata
Fino alla mia porta sei arrivata
E suonando quel campanello
Piangendo mi hai spiegato il tuo fardello
Non c’è lavoro e il figlio è giovane
Poteva capitare anche a me
E così pensavo mentre lei parlava
Della sua casa e che al freddo stava
E le tue mille scusa supplicanti
Gli animi dell’uomo mio hai infranti
Ho tirato fuori dalle tasche del mio sedere
Quel poco di moneta che potevo avere
E continuavi a piangere insistente
Mentre il cuore si univa alla mente
Povera gente povere persone
E a chieder sempre ora mi sento coglione
Può esser stato un segno
E di questo incontro mi sento degno
Degno di averla fatta sollevare
Da quella buia morte che l’assale
Continuando
il suo giro infernale.

Angela scopre le stelle

Scritto da Vanessa Bottosso il 07 Marzo 2011.

Van Gogh, Notte stellata sul Rodano
Qual è il particolare di questa esperienza che mi rimarrà impresso nel cuore e nella mente?
Sicuramente l’episodio successo una sera, mentre tornavamo a casa dalla stazione delle corriere. Angela mi ha chiesto cos'erano quelle lucine così piccole che si vedono in cielo. Erano le stelle! Quella è stata la sua prima volta, la prima volta che ha visto le stelle. E' pazzesco! Appena mi trovo fuori, la prima cosa che
faccio è guardare le stelle: mi mettono un senso di pace… E lei non le aveva mai viste! Per tutto il tempo che siamo stati in macchina, Angela era lì con il naso
all'insù, appiccicata al finestrino a vedere quelle strane lucine in cielo. Poi ho capito. A New York, a causa dei grattacieli e delle luci artificiali, non si riescono a vedere le stelle...

From Brooklyn to Portogruaro

Scritto da Irene Solighetto il 07 Marzo 2011.

“Sono partiti dall’aeroporto adesso! Stanno per arrivare!”.
Venerdì pomeriggio del 18 febbraio era tutto un via vai di messaggi. Il ritrovo era davanti alla stazione delle corriere di San Donà. Molta gente era già arrivata, altri mancavano all’appello. Eravamo tutti super agitati, io in primis.
Nella testa, tanta nebbia; solo qualche domanda qua e là ogni tanto, destinata a restare senza risposta. Le mie conoscenze d’inglese? Di solito l’impressione era che fossero buone, ma in quel momento mi ero scordata perfino come si diceva “il mio nome è...”

Una settimana con Sharon

Scritto da Giada Berti, 4CS il 05 Marzo 2011.

Ore 16:30. Una corriera bianca attraversa il piazzale e io mi dimentico tutte le parole che conosco in inglese, tutte le frasi di benvenuto che mi ero preparata nei giorni precedenti. Il mio cuore inizia a battere all’impazzata: sono arrivati gli Americani! Sembrava lontano questo giorno e invece eccomi qui ad aspettare finalmente Sharon a braccia aperte, pronta a conoscerla e a trascorrere insieme a lei nove giorni, 24 ore su 24. Vedo scendere le scale un personaggio di un fumetto con il viso tondissimo, gli occhi a mandorla e un sorriso a trentadue denti stampato sulla faccia. Mi corre incontro, inondandomi di allegria. E’ bastato questo perché tutte le paure che in questi giorni mi avevano angosciata sparissero come per magia, tanto che abbiamo iniziato a parlare come due vecchie amiche che non si vedono da tanti anni.

Si stava meglio quando si stava peggio?

Scritto da M. E. il 03 Marzo 2011.

UNIVERSITA'. UNIVERSITA'. UNIVERSITA'. Questa parola mi sta devastando, mi sta straziando, mi sta prendendo così tante energie che mi sento completamente svuotata. So che sembra un'esagerazione, ma ogni volta che la sento, che viene pronunciata, mi viene un buco allo stomaco. E pensare che, solo un anno fa, identificavamo l’approdo all’ “Università” come la sospirata libertà da quei giorni grigi e bui, contornati dalle voci stridule di prof. antipatici, che sembrava facessero di tutto per non ammetterti all’esame di Stato. Già, perché quei "maledetti" professori proprio non ce la facevano a non correggerti il minimo errore, a spiegare e rispiegare gli stessi, noiosissimi argomenti fino alla nausea.

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