Incontri e riflessioni

"Voglio imparare a volare"

Scritto da anonimo il 03 Marzo 2011.

Cara mamma,
è da una settimana che non mangio. Sono debolissimo, eppure cerco di trovare la forza di scriverti queste poche righe. E' da tanti giorni che sono chiuso in questo campo circondato da un filo spinato, che indosso un pigiama a righe bianco e blu e che lavoro come un dannato.
Perché non sei qui accanto a me? Mi darebbe un po’ di forza averti vicino… Un po’ di forza, dico. Non chiedo nient’altro, perché qui non c'è motivo per essere felici!
Perché, mamma, ce l'hanno con noi? Qui è tutto così orribile… Ci fanno lavorare, ci hanno tagliato i capelli e non si capisce più se siamo maschi o femmine. Non ho un nome; sono solo uno stupido numero: il numero che è stampato qui, sul mio braccio.
Perché il nostro Dio ci ha abbandonati? In fin dei conti, cosa abbiamo di diverso da “loro”? Siamo nati nello stesso mondo, facciamo parte della stessa terra… Non ci meritiamo quel che sta accadendo!
Cosa abbiamo fatto di male? La gente è triste, cammina a testa bassa, sembriamo degli automi… Ogni tanto vedo fumo uscire da quelle ciminiere... Che sarà?
E che ne sarà di noi? Maledetta guerra!
Ogni tanto mi metto in un angolino a pensare; a pensare a quel che vedo, alle atrocità che subiamo... Non ho più forze. Mi pare di essere solo contro tutto il mondo.
E quando senti quel fischio...è finita. Finita davvero.
Chissà se sopravviverò a tutto questo, se riuscirò a raccontare al mondo ciò che ho visto, ciò che è successo. Così, almeno, la gente si ricorderà di noi.
Mi sento smarrito… Provo rabbia perché mi rendo conto che sto subendo un'ingiustizia senza fine e senza ragione.
Forse saranno le mie ultime parole, ma spero che questa pagina della storia tedesca venga ricordata con il disprezzo che merita e che resti indelebile la macchia di questo dolore!
Qui passano i giorni e sono giorni tutti uguali...
Lo sai, mamma? Quando mi sento solo, chiudo gli occhi e immagino che tutto, prima o poi, andrà per il verso giusto;  poi, però, quando li riapro, in un attimo sono costretto a tornare alla cruda realtà, a questo mondo senza colori. Sono solo un bambino e sono stato colpito al cuore.
“Voglio imparare a volare!”, dicevo quand’ero più piccolo, ricordi? Era questo il mio sogno, il mio unico sogno spezzato e caduto in un vuoto profondo. Un sogno che non ritroverò mai più, perché se anche un giorno riuscirò ad uscire da qui, so che, vivo, non avrò vita, perché nel cuore e nella mente resterà il tarlo di ciò che ho visto e di ciò che ho sentito e di tutte le brutture che mi riempiono gli occhi il giorno e la notte. Sono immagini che diventeranno incubi che non mi lasceranno più…
Ho paura, mamma! Ti prego, tienimi la mano! Lo so che ti chiedo una cosa impossibile, ma fai finta… Donami almeno l’illusione, regalami questa speranza! Io ti tengo stretta al mio cuore, come facevi tu quando mi prendevi in braccio.
Chissà se ci rivedremo… Ora mi basterebbe sentire il tuo profumo, uno sguardo che mi ricordi che ci sei. So che per un momento proverei un po’ di pace.
Se non riuscirò a vederti, spero che nell'altra vita tutto sia migliore e di passare con te i momenti più belli. Sei fissa nel mio cuore, mamma; ti penso sempre e non posso immaginarmi senza di te…
Ricordati di me, anche se ora non posso esserti vicino. E se non mi sarà dato di tornare, dì a tutti che tuo figlio era fiero di essere ebreo e promettimi che farai di tutto perché il mondo intero non dimentichi dove siamo finiti.
Non ho forze e non ho più lacrime, mamma…
Sono con te, anche se non mi puoi vedere e non mi puoi toccare…
Ti voglio bene!

Ti potrebbero interessare