Incontri e riflessioni

Questo è solo l'inizio

Scritto da Elisa Tasca il 24 Marzo 2012.

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Giustizia, uguaglianza, libertà di espressione, di credo. E ancora: benessere, salute, diritti. Quante volte pronunciamo parole di cui, nonostante ne sia riconosciuta da tutti l’importanza, talvolta siamo privati. Quante volte riflettiamo chiedendoci se veramente tutte questi termini scritti in ogni Costituzione, almeno nei paesi democratici, rispecchino veramente la situazione attuale: nel nostro Paese, nel nostro Stato, nel mondo. I diritti inviolabili dell’uomo vengono realmente rispettati? Credo fermamente che la risposta sia no, non solo perché in molti Paesi tali diritti non vengono minimamente presi in considerazione, ma perché c’è chi, nonostante goda di tali diritti, lede quelli altrui, senza motivo, senza spiegazioni, senza tener conto della propria e dell’altrui dignità.
Se io scrivessi “Kony 2012” penso che pochi potrebbero capire di cosa io stia parlando. Il 5 Marzo 2012 Jason Russell, cofondatore dell’organizzazione “Invisible Children”, ha inserito su you-tube un video di trenta minuti il cui scopo è sensibilizzare più persone possibili e mobilitarle a risolvere la situazione in Uganda e a favorire e aiutare le truppe americane alla cattura di Joseph Kony. Joseph Kony è un generale ugandese capo del movimento LRA (Lord's Resistance Army – “Esercito di Resistenza del Signore"), che per ventisei anni ha rapito circa 30.000 bambini e ragazzi ugandesi, come anche provenienti dal Sud Sudan, dalla Repubblica Centrafricana e dalla Repubblica Democratica del Congo, fornendo loro armi e costringendoli ad uccidere e a far del male alla gente e, se necessario, anche ai genitori stessi. Oltre che di rapimenti e omicidi è accusato di violenza fisica e morale, mutilazioni, strupri, schiavitù (anche sessuale). Per questi motivi l’associazione di Joseph Russell, “Invisible Children”,  ha stanziato non solo denaro ma anche tempo, talento e  creatività costruendo scuole, creando posti di lavoro, installando dei “radio network” per difendere i villaggi da possibili attacchi; attraverso questa iniziativa si vogliono dare certezze, speranze e garanzie per il futuro dei giovani che, di fronte a questa situazione, scelgono la via per loro più facile e meno dolorosa come la morte, per non vedere la sofferenza davanti ai loro occhi, per non aver paura di addormentarsi in un posto e svegliarsi in un altro, per evitare che il loro corpo venga mutilato e straziato.
“Invisible children” vuole che i bambini, i ragazzi invisibili diventino visibili, che riabbraccino i loro genitori, che vivano nelle loro case, che sognino come ogni bambino, che si godano la loro infanzia, la loro adolescenza; vuol far sì che il luogo in cui si vive non determini il modo in cui si debba vivere, e soprattutto desidera che “Where you live shouldn’t determ whether you live”.
Palese è il fatto che questi ammirabili obbiettivi non possono essere raggiunti da una sola associazione no-profit come “Invisible children”; per questo sono nate altre organizzazioni come “Stop Kony” che attraverso articoli, filmati, immagini stanno cercando di diffondere tali informazioni in tutto il mondo, cosicchè la maggior parte della gente sappia e si mobiliti non solo nel diffondere le notizie, ma contribuendo a cambiare la storia di questi ragazzi, mettendo un punto a questa terribile situazione e vietando che rimanga nell’indifferenza generale. Per il 20 Aprile 2012 è stato organizzato l’evento mondiale “Cover the night” (Make Kony Famous 2012) nel quale, chi volesse potrà, durante la notte, riempire le città di manifesti (venduti all’interno di un kit in internet) con le foto e il nome di Joseph Kony, cosicchè il giorno seguente ancora più persone potranno conoscere il volto di questo criminale e le sue crudeltà potranno essere note al mondo intero. Se gran parte della gente si mobiliterà partecipando a questo evento o sostenendo le associazioni attraverso donazioni o impegno e sostegno morale allora vinceremo. Sì: vinceremo tutti, perché in gioco c’è la dignità dell’uomo.
Le istituzioni statunitensi hanno già preso posizione non solo inviando le forze militari in Uganda, ma anche decidendo di combattere perché è “giusto”. Ora però manchiamo noi: “noi” mondo intero e “noi”, inteso come ciascuno di noi. Se l’interesse non c’è, o cala, o regna l’indifferenza, l’azione fallisce e tutto scivola senza lasciare alcun segno, senza rendere visibile ciò che è necessario sia visto da tutti. Vogliamo veramente un mondo dominato da individui come Joseph Kony? Proteggiamoci a vicenda, combattiamo per i nostri ideali, eliminiamo ogni crudeltà, liberiamoci dalla paura. Basta poco. E’ necessario, però, che ciascuno faccia ciò che può: la rivoluzione è appena iniziata e, se tutti ci mobiliteremo insieme, per una causa così importante, nessuno potrà fermarci.
We’ve seen these kids
We’ve heard their cries
This war must end
We will not stop
We will not fear
We will fight war

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