Incontri e riflessioni

Olga Neerman: “I miei tre angeli”

Scritto da Studentesse di 3BL: Sara Di Giorgio, Elisa Gaiardo, Emma Grosso il 03 Maggio 2017.

Il 20 aprile le classi 3AL e 3BL hanno partecipato ad un incontro presso l'oratorio Pio X, che ha visto come protagonista una superstite della seconda guerra mondiale. La novantenne Olga Neerman, ebrea di origine belga, nata e vissuta a Venezia, ci ha dedicato due ore descrivendoci la sua vita quotidiana e le difficoltà affrontate nella sua giovane età.

A soli tredici anni è stata costretta a lasciare la scuola perché ebrea, e dunque “diversa”. Oltre a raccontarci la sua storia, più volte si è soffermata a citare tre persone per lei speciali, che autodefinisce “i miei angeli” e che hanno segnato oltremodo la sua vita fino ad oggi.

Il primo angelo da lei incontrato le ha salvato la vita nel momento in cui coraggiosamente ha avvisato la famiglia Neerman del pericolo incombente, ovvero l'arrivo dei nazisti che avrebbero in seguito deportato tutti i componenti. Possiamo chiamarlo “l'uomo dai tre nomi”, perché, nella fretta e nell'angoscia del momento, Olga riuscì soltanto a percepire il nome Ambrogio, o il cognome D'Ambrosio o D'Ambrogio, e questo rimasenei suoi ricordi come un enigma.

Il secondo angelo da lei incontrato le ha salvato la vita nel momento in cui eroicamente la curò in un ospedale sottraendola alla morte senza chiederle alcun documento.

Il terzo angelo da lei incontrato le ha salvato la vita nel momento in cui trovò miracolosamente un rifugio per la sua famiglia a Boscosecco di Roana, sull'Altopiano di Asiago.
In mezzo a tante traversie, proprio a Boscosecco si concluse la sua drammatica esperienza, vissuta insieme al fratello minore, Ferruccio, e ai suoi parenti.

E' importante ricordare la passione con cui è riuscita a raccontarci nei minimi dettagli la sua storia; ad esempio il ricordo del suo vestito a quadri blu celeste e beige.
Alla fine dell'incontro, Olga ha evidenziato l'importanza di cogliere la bellezza anche delle cose più banali, che nella sua difficile esperienza si sono rivelate cariche di significato, come quando ha ricevuto una semplice bottiglia di acqua. Ci ha insegnato a non dare per scontato nulla.

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