Incontri e riflessioni

Occhi umidi e fredde lacrime

Scritto da Elisa Tasca, 3BL il 05 Maggio 2011.

È stata una giornata particolare, oggi. È iniziata come tutte le altre: la solita routine. Eppure oggi alle 11 qualcosa è esploso dentro me, come mi accade spesso, senza un vero e proprio motivo.
O forse il motivo c’è, ma io non riesco a trovarlo.
Guardando fuori la finestra della mia classe, con le cuffie alle orecchie, ho sentito una lacrima accarezzare freddamente la guancia sinistra prima, la destra poi. Non ero triste, non ero arrabbiata, non avevo alcun problema. Eppure quelle lacrime continuavano a scendere lentamente lungo il mio volto fino a cadere su quel piano nero dove avevo appoggiato il mio I-Pod. Solo in quel momento mi sono accorta di piangere. Piangere per niente, o forse per tutto.
Da mesi mi sento dire: “È solo un periodo, passerà…”. Da mesi cerco la risposta alle mie tante domande. Stress, tensione per la scuola, stanchezza, fissazione nella dieta… Non penso sia solo questo. Non può essere “solo” questo! 
Sento il suono della campanella, spengo l’I-Pod e il cellulare dirigendomi verso il mio banco nel disperato tentativo di cercare e trovare il più velocemente possibile un fazzoletto per asciugare quelle lacrime. Marina mi vede, capisce subito che c’è qualcosa che non va. Si avvicina a me, mi abbraccia e mi chiede cos’ho, come una vera amica farebbe. “Niente” le dico, e aggiungo: “È sbavato il trucco?”.
Stupidamente mi nascondo da lei, che ormai mi conosce e ha capito benissimo che mentivo.
Entra la prof. e tutti salutano e poi si siedono. Lei mi vede, si avvicina e mi fa cenno di uscire. Incrocio il suo sguardo, mi alzo timidamente ed esco.
“E io che volevo darti una buona notizia dicendoti che è uscito il tuo articolo!… Cos’hai? È  successo qualcosa? Un compito andato male? Problemi a casa?…”.
Anche lei, come Marina, si era accorta di quegli occhi umidi e di quelle lacrime…
Avrei voluto trovare le parole per ringraziarla della sua attenzione; per farle capire che, nonostante le lacrime, ero contenta per l’articolo, eppure non ho detto niente di tutto questo.
“Non lo so cos’ho, prof… Piango senza un vero motivo. Anche ieri è capitato… Appena mi sento ‘sola’, succede. Eppure io non sono sola: ho una famiglia, gli amici, il ragazzo… Ho tutto, non mi manca niente…”. Questo le ho detto.
“Beh… Bello, no?”, mi fa lei sorridendo.
Non mi aspettavo una risposta del genere. Mi ha completamente spiazzata. Mi chiedevo cosa ci potesse essere di bello quando le lacrime scendono senza un motivo…
Dopo essermi calmata, rientro in classe e si comincia la lezione. Forse per coincidenza, quel giorno, in quella lezione, abbiamo analizzato “Il trionfo di Bacco e Arianna”: un’opera di Lorenzo de’ Medici che calzava a pennello con la mia vita, con le emozioni altalenanti che provavo, con quegli occhi umidi, con quelle fredde lacrime.
Mi è servita molto quella lezione: mi ha fatto riflettere e mi ha “costretta” a scavare dentro di me, a cercare le altre domande che mi urgono dentro, senza la pretesa di trovare subito le risposte che tanto desidero e che so che mi darebbero la pace che cerco.
Oggi ho imparato che, sebbene mi dia fastidio, non mi devo vergognare di piangere, di mostrare le mie debolezze, di reprimere i miei sentimenti, le mie domande, le mie emozioni…
Quel peso che sentivo sulle spalle, quel macigno che mi opprimeva si era alleggerito, come se fossi riuscita a liberarmene. Almeno parzialmente.
Ho deciso poi, salita in corriera, di sfogarmi con un’amica, mostrando anche a lei quelle lacrime che erano diventate ormai irrefrenabili. Le ho raccontato come mi sentivo, cosa provavo, la mia quasi rassegnazione nello stare così e ciò che avevo imparato in quell’ora di lezione (di vita) a scuola.
Lei c’è “sempre stata” per me, come io per lei. Come le altre volte, anche in quel momento di sfogo io ero al centro delle sue attenzioni: lei mi ascoltava pazientemente, mi capiva, cercava di regalarmi forza, anche dicendomi che il nostro “è un periodo difficile”, e che “passerà”.
Tutti mi dicono così, ma lei me l’ha detto diversamente, credendoci. Come se avesse provato anche lei la mia stessa esperienza e fosse certa di ciò che le usciva dalle labbra e, ancor prima, dal cuore.
Speravo si fermasse a quel “passerà”. Forse per egoismo, per non provare quella sensazione di inadeguatezza che invece ho provato.  Invece non si è fermata. Ha continuato a parlare, raccontandomi  che anche lei sta attraversando un momento difficile perché a suo papà hanno diagnosticato due tumori.
In quel preciso istante mi è crollato il mondo addosso.
Mi sentivo piccolissima, confrontandomi con lei. Sentivo inutili le mie lacrime. Per un momento mi sono vergognata di aver pianto “per niente” davanti a lei; per un problema che neanche so quale sia.
Per questo provo rabbia per me stessa, perché, davanti ad una situazione del genere, ad un problema così grande, ad un macigno così pesante da sopportare mi pare che sia ingiusto e ingrato piangere per niente e lamentarmi della mia vita.
È questo il paradosso: chi ha tutto si trova talvolta in una condizione di insaziabilità, cercando sempre di più e non accontentandosi mai di niente, mentre chi non ha niente spesso è soddisfatto di ciò che ha, accettando la vita come viene.
Mi sento quindi di essere grata alla vita che ho, anche se i miei occhi saranno ancora umidi, anche se quelle fredde lacrime solcheranno il mio viso altre innumerevoli volte, anche se continuerò a pormi infinite domande senza riuscire a trovare subito delle risposte… Sono grata alla vita, perché ho tutto ciò che posso desiderare.
Quello che manca, forse, è solo la forza e la determinazione che, in me, spesso svaniscono al primo ostacolo.
La forza e la determinazione che vedo, invece, nello sguardo e nel sorriso della mia amica.

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