Incontri e riflessioni

Notizie dall'università. Serve la grammatica? Serve!

Scritto da Luce il 25 Febbraio 2011.

Sono in pausa. Scriverò brevemente ciò che mi passa per la testa in questo momento, perché poi ho altre cose da fare, diciamo... più importanti.
Sono sempre io, la studentessa veneziana d’adozione, pendolare, che all’inizio dell’anno accademico aveva regalato al LogBelli alcune impressioni sulla nuova avventura universitaria.
Sono trascorsi quasi cinque mesi e mi sento di proporvi un nuovo commentaire.
Lo spunto che mi ha invogliato a scrivere è stato un articolo dal titolo “Quando si parla di ‘sana competizione’”, che ho letto proprio nel Logbelli. Invito chi ancora non l’avesse letto ad andarselo a vedere. Prendo infatti spunto dalla provocazione lanciata dall’insegnante alla sua classe quarta, per riflettere con voi su questo aspetto: è così importante sapere la grammatica italiana?
Sì. Decisamente sì! Ed ora vi spiego perché.
Prima esperienza.
Venezia. Università. Lingue e Civiltà Moderne e Contemporanee. Esame di idoneità: Italiano generale. “Peso”: tre crediti, che serviranno alla fine della triennale per poter dare la prova finale, la laurea.
Esatto. Avete capito bene. Per potersi laureare in “Lingue e Civiltà Moderne e Contemporanee” alla fine dei tre anni è necessario aver superato un esame di italiano. In cosa consiste? Consiste in un test di grammatica: verbi transitivi e intransitivi, frasi coordinate e subordinate, genere maschile e femminile, sinonimi e contrari, avverbi e locuzioni… e chi più ne ha più ne metta. Tutti argomenti affrontati alla scuola elementare, alle medie e ripassati al biennio del liceo.
Il giorno dell’esame confesso che ero un po’ agitata, anche perché non sapevo bene di cosa si trattasse, ma mi ero preparata riprendendo, nei giorni precedenti, proprio il libro di grammatica delle superiori.
Qualche giorno dopo la prova, sul mio libretto online è apparso, nei risultati, il sostantivo IDONEO. Un vero sospiro di sollievo!
Seconda esperienza.
Primo esame all’università: Letteratura italiana. Argomento: “Le confessioni d’un italiano” di Ippolito Nievo; un romanzo di oltre novecento pagine.
Ho seguito tutte le lezioni, anche se la professoressa, per la verità, aveva un modo di spiegare piuttosto pesante e dispersivo.
Alla fine dei corsi, prima delle vacanze natalizie, sono andata sulla pagina online dell’insegnante un po’ per curiosità e un po’ per vedere le date degli appelli e cos’ho scoperto? Ho scoperto che ha tenuto lezioni in università italiane e straniere e in diversi centri di ricerca, che ha collaborato in varie forme all'aggiornamento degli italianisti all'estero e che la sua ricerca si è incentrata in modo particolare su Ippolito Nievo. “Ecco, benissimo. E adesso?”, ho pensato dopo quest’amara scoperta. “Il mio primo esame con una professoressa che sa tutto (e di più!) sull’autore che mi chiederà e che ha pubblicato anche un sacco di recensioni sui suoi libri. Andiam bene!…”.
L’ansia è iniziata a salire. Ad amplificarla, i commenti dei miei compagni di corso che avevano dato l’esame prima di me, i quali mi hanno simpaticamente riferito che la prof. spesso, in maniera più o meno colorita, trovava l’occasione per denigrare gli studenti, liquidandoli, in sintesi, con un: “Lei non sa l’italiano” o “Lei non sa parlare”.
Ed ecco il giorno dell’esame.
Entro nello studio minuscolo della prof., tempestato di immagini di Nievo e sparso di libri di ogni genere. Salivazione zero. Più dried di così non si può!
L’inizio del colloquio è stato ‘tremolante’. La prof., però, sorrideva, e questo mi pareva un buon segno. Poi, iniziato il mio discorso, più volte sono stata interrotta con la richiesta di essere più chiara. L’interrogazione è durata all’incirca un quarto d’ora. Risultato: 27/30. Commento: “Si vede che  conosce gli argomenti, che ha studiato, ma (ecco il fatidico “MA”! n.d.r.)… ma ha ancora un linguaggio troppo semplice, scolastico. Deve leggere, ripetere, leggere, ripetere, riassumere, esprimersi in modo più preciso, con un lessico più adeguato…”.
Ho risposto con umiltà che me ne rendevo conto (come negarlo!?) e che avrei seguito i suoi consigli. Ho preso il libretto con il voto e sono uscita una volta per tutte da quello studio. Mi è andata bene (e credo anche di aver imparato la lezione!).
Sono solo due esempi tra i tanti che potrei farvi, raccontandovi della mia esperienza universitaria di questi mesi. Ho desiderato proporveli perché siete ancora al liceo e potete usare bene il tempo a disposizione. Intendo dire: non date per scontato niente! Non date per scontato soprattutto l’italiano! Finché siete in tempo, leggete e studiate più che potete!
Io rimpiango, ora che ho tanto da studiare, di non aver letto libri per il puro gusto di leggere, qualche anno fa, perché dicevo di non aver voglia. Non sprecate il tempo! Leggete, parlate, discutete: fa bene a voi e vi prepara alla vita e – per chi ci andrà – all’Università.
E soprattutto ringraziate gli insegnanti che, quando vi consegnano i compiti zeppi di correzioni in rosso, lo fanno solo per il vostro bene. Non date retta a coloro che vi raccontano la fiaba che “l’importante è ‘esprimersi’” o che “comunque vada sarà un successo”, perché l’Università e il lavoro vi faranno capire che bisogna esprimersi CORRETTAMENTE e che, come diceva la mia professoressa, “forma e contenuto sono due facce, entrambe importanti, della stessa medaglia”.
All’università non si fanno sconti. I professori non badano se siete “creativi” oppure no. Se non si sa l’italiano e non ci si esprime correttamente e fluidamente non si passano gli esami. “Si presenti al prossimo appello”, ti dicono.
Imparate sin dal liceo ad essere rigorosi e precisi e a scrivere e ad esprimervi in modo appropriato!
Concludo qui quello che inizialmente doveva essere un “breve commentaire”, scusandomi con chi ho annoiato, ma augurando anche un “in bocca al lupo” a tutti i maturandi di quest’anno.
Alla prossima!

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