Incontri e riflessioni

Le finestre, la vita

Scritto da Studentesse di classe III il 20 Febbraio 2017.

La mamma di Giò - Vai al video

Una delle cose più belle della scuola sono le finestre. Finestre per guardare fuori, per permettere che il mondo entri nelle classi e che la vita, la nostra, incontri quella degli altri. Le finestre ci ricordano ogni giorno che ciò che studiamo c'entra con la vita, oppure non ha senso. 
Finestra è anche la LIM, che ci dà modo di incontrare storie lontane nel tempo e/o nello spazio, e farle diventare vicinissime.
Ci è capitato con Gio e con la sua mamma. Ciò che è accaduto a Lavagna ci è entrato per sempre nel cuore.

prof.ssa. Luisella Saro

Ma è davvero questo il mondo che vogliamo? Un mondo da coprotagonisti e non da protagonisti, un mondo dove il fumo e le droghe già in giovane età diventano padroni di noi, del nostro io, della nostra libertà? Un mondo in cui se non si fuma, non ci si droga o non si beve si viene emarginati, si viene definiti fuori moda?

Ci autodistruggiamo convinti di farci del bene, non accettiamo critiche o consigli, e quando le persone che ci amano provano a parlarci, abbiamo subito pronte una molteplicità di frasi per giustificarci. “Fumo perché mi rilasso", "bevo per dimenticare", "sballo perché così fan tutti"...
Siamo convinti che una sigaretta, un bicchiere di birra, una canna non facciano male a nessuno: ci fanno stare bene, che problema c'è?
Ma la realtà è una: sono l'inizio della guerra. Una guerra contro noi stessi, contro la nostra forza di volontà. Una guerra destinata a finire male.

Ci sentiamo forti, crediamo di poter cambiare il mondo, ma in che modo? Con un drink in mano e una sigaretta in bocca? Più tempo passa e più cellule del cervello si distruggono.

Cerchiamo di ricominciare da capo, ricominciare da noi. Riprendiamoci la nostra vita, viviamola da protagonisti. Impariamo a dire di no alla massa, ad assumerci le nostre responsabilità, ma sopratutto impariamo a vivere, a vivere davvero, sfruttando al meglio ogni attimo, perché, come scrisse Petrarca, "La vita fugge non s'arresta un'ora"!

Aurora Poles, III BL

Caro Giovanni,
hai presente quel momento in cui le parole ti traffigono il cuore proprio lì, dove più sei sensibile? Quando anche poche frasi sono capaci di cancellare miriadi di discorsi vani ed effimeri sentiti fino a quel momento? Hai presente quelle situazioni che in un secondo ti riportano alla realtà e tutto ciò che pensavi contasse in quel momento cade come una costruzione di sabbia con una folata di vento? Ecco, questo mi è successo oggi mentre ascoltavo le parole della tua mamma. Proprio oggi, un giorno qualsiasi, uguale a tutti gli altri, per chissà quale ragione qualcuno ha deciso di darmi un forte pizzicotto per farmi riflettere. E ci è riuscito.
Sai, noi ragazzi, e parlo soprattutto per me, facciamo tanta fatica a fermarci per riflettere. È difficile farlo, anche perché potrebbe portarci a considerare le possibili conseguenze delle nostre azioni e questo magari ci fermerebbe dal commettere certi errori. Ma, come ho detto, riflettere è faticoso e spesso non siamo disposti ad accettare che la ragione prevalga, dirigendoci verso altre strade che magari d’istinto non avremmo preso. Ecco perché sbagliamo; sbaglio io, hai sbagliato tu, sbagliano tutti gli altri ragazzi che, come me e te, commettono errori non riflettendo.
Certo, ci sono errori ed errori. Ci sono quelli per cui basta un “scusa mamma, mi dispiace” e tutto torna a posto. Ci sono quelli invece per cui bisogna aspettare del tempo. E poi ci sono quelli come il tuo. Per quelli, purtroppo, non basta dire “scusa”. No, nemmeno quel pomeriggio, davanti alla porta di casa con quelli della Guardia di Finanza, questo non poteva bastare. E così hai scelto di compiere questo gesto estremo. Dal balcone di casa tua hai deciso di lasciare tutti i tuoi errori alle spalle, non hai avuto il coraggio di affrontare quella maledetta situazione che ti teneva soggiogato da chissà quanto tempo ormai.
E così, compiendo un salto nel vuoto, hai deciso di fare l’unica cosa che pensavi ti rimanesse da fare. È bastato un attimo e per te, e solo per te, tutto è ritornato al punto di partenza. Peccato, però, che non sia stato lo stesso per la tua mamma, il tuo papà, gli amici di scuola e i professori. Loro adesso si trovano a dover affrontare quell’immensa voragine che hai scavato nei loro cuori decidendo di toglierti la vita.
Caro Giovanni, lo sappiamo entrambi quanto sia ardua la nostra esperienza in questo mondo, essere giovani in una realtà di adulti senza coscienza, in una società senza vergogna, tra persone che vivono considerando solo i propri interessi. Lo sappiamo entrambi, sebbene abbiamo solo 16 anni, che le situazioni più difficili non si risolvono in un secondo, che i problemi più grandi vanno affrontati, stringendo i denti e prendendo tutto il coraggio possibile, anche se dentro ci sentiamo piccoli e indifesi. E lo sappiamo bene perché ce l’ha insegnato la vita nei nostri 16 anni di esistenza.
Fin da piccoli saliamo i gradini dell’enorme scalinata della vita, tenendo per mano i nostri genitori, i nostri compagni. Talvolta abbiamo incontrato qualche sassolino qua e là, qualche pietra appuntita, che ci ha tagliato i piedi e procurato ferite, ma poi, con l’esperienza acquisita, abbiamo pian piano saputo superarli. Un giorno però ti si è presentato davanti un masso enorme e tu non hai saputo affrontarlo, hai lasciato vincere l’ostacolo.
Quel masso, per te, è stato davvero insormontabile.
Forse la situazione in cui ti eri cacciato era troppo grande e quando è arrivato il momento del faccia a faccia, la paura di non farcela è stata troppa. Forse, fino ad allora, nessuno ti aveva insegnato come affrontare le situazioni difficili, nessuno ti aveva spiegato come prenderti le tue responsabilità e accettare le conseguenze delle tue azioni. Certo è che nel momento in cui hai deciso di fare il passo falso di addentrarti nel mondo della droga non avevi riflettuto, non avevi ponderato la situazione.
Forse avevi solo bisogno di essere ascoltato. Forse avevi bisogno dello sguardo attento e amorevole di un adulto che capisce senza nemmeno che si dica una parola, uno sguardo che comprende e che ti aiuta a rimetterti nella carreggiata giusta. Forse avevi bisogno di accettare la debolezza dei tuoi 16 anni, di guardarla in faccia. Certo avevi bisogno di braccia forti che ti tirassero su e che qualcuno ti prendesse per mano per accompagnarti in un pezzetto della scalinata della vita. Del resto tutti noi ragazzi ne abbiamo bisogno, come abbiamo incessante bisogno di qualcuno che ci ricordi la straordinarietà della vita, come ha fatto in chiesa la tua mamma. "Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi, invece di mandarvi faccine su whatsapp. Straordinario è avere il coraggio di dire ad una ragazza ‘sei bella’ invece di nascondersi dietro alle domande preconfezionate di ‘ask’...”.
Caro Giovanni, mi auguro che la tua storia possa essere per tutti, ragazzi e adulti, un aiuto e un insegnamento. “Uniamoci e facciamo rete”, impariamo ad ascoltare anche quando non ci sono parole, impariamo ad imparare gli uni dagli altri. Impariamo a vivere la vita, cogliendo ogni giorno la sua straordinarietà.

Martina Battistutta III BL

La morte… Ci si prepara una vita per quel momento e quando arriva non si è mai pronti.
Arriva spesso inaspettatamente, sempre troppo presto per capire cosa stia succedendo.
Ognuno vive come meglio crede, ma siamo tutti destinati a morire, prima o poi, e quello che avremo fatto della nostra vita svanirà con la morte.

Purtroppo ho perso una persona a me molto cara, dalla quale ho imparato molto, e la sua morte ha lasciato un enorme vuoto in me. Ecco, forse, perché mi ha colpito così tanto questa storia, la morte di questo adolescente.
Tutti dicono che prima o poi si impara ad accettare la perdita di una persona, ma come si può accettare la morte di chi ci è stato strappato via senza che potessimo fare qualcosa per impedirlo? Come può questa madre accettare la perdita di un figlio che ha preferito farla finita piuttosto che affrontare le conseguenze di un errore?
La società ci spinge ad andare avanti, ma sapete cosa vuol dire tornare a casa e trovare quella casa per sempre più vuota?

Come potete pensare di aiutarci, se siete troppo preoccupati per il lavoro? Noi non abbiamo bisogno di eroi, non abbiamo bisogno di avere tutto, a noi figli basterebbe avere un amore familiare che superi ogni cosa, che vada oltre alle tentazioni che la vita ci pone davanti. Tanti adulti, invece, cercano in tutti i modi di evitare le discussioni su temi difficili e scottanti, considerati quasi come una perdita di tempo.
Voi avete ragione: siete cresciuti quando «erano altri anni», avete fatto le vostre esperienze e ora tocca a noi. E' vero. Non privateci, però, della possibilità di errare, piuttosto aiutateci a rimediare, dopo, a rialzarci e ripartire, e a capire come affrontare le vicende della vita, anche quelle brutte o difficili.

In quanto a noi giovani, anche se ci sentiamo forti e invincibili, troviamo il coraggio di chiedere aiuto se non ce la facciamo da soli, impariamo a ragionare sulle nostre azioni, impariamo ad usare la nostra testa, non facciamoci trascinare dagli altri, difendiamo le nostre idee, distinguiamoci dal gregge, impariamo a dire NO quando serve!

Eleonora Bortolussi, III CL

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