Incontri e riflessioni

La ricchezza nella diversità

Scritto da Lucrezia e Boris il 13 Aprile 2010.

Molto spesso, quando si è a contatto con una persona diversamente abile, si tende a prendere in considerazione principalmente il suo disagio (fisico o mentale che sia), trascurando la vera essenza che c'è in lei. E' naturale vedere con qualche “pre-giudizio” chi appare differente da noi, ma, una volta constatato questo, sarebbe utile cercare di superare il primo impatto fermatosi alla diversità, spostando l'attenzione sulla ricchezza interiore di chi abbiamo di fronte.
Con questo articolo vorremmo raccontare la nostra esperienza nel corso dei cinque anni di  scuola superiore al “Marco Belli”, durante i quali siamo stati in classe con una ragazza diversamente abile, che abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare nel tempo.
I primi giorni di scuola del primo anno, le reazioni nella classe sono state diverse: certi hanno preso le distanze, altri erano curiosi, mentre alcuni hanno avuto un approccio più spontaneo e naturale.
All’ inizio notavamo le sue differenze nel comportamento e il bisogno di attenzioni che manifestava continuamente. La maggior parte di noi imparò in poco tempo a relazionarsi con lei nel modo più adeguato, sia con lo scopo di facilitare il lavoro degli insegnanti, sia per favorire l'integrazione della persona, ma anche perché, siccome in classe si trascorre tanto tempo insieme, abbiamo capito da subito che buona cosa sarebbe stato vivere BENE le cinque ore della mattinata. “Bene” per lei e “bene” per noi.
Durante i cinque anni di liceo non sono mancati momenti di tensione e di scontro, ma anche questi ci hanno permesso di capire i nostri errori e di consolidare il rapporto con lei.
Abbiamo avuto inoltre l'occasione di starle vicino e di aiutarla nei compiti da svolgere in classe, ma allo stesso tempo ci sentiamo di dire che anche noi abbiamo imparato molto, ed è forse questa la ragione vera che ci ha spinti a scrivere questo articolo.
La simpatia e la semplicità con cui comunicava con noi compagni e con i docenti ogni giorno è sempre riuscita incredibilmente ad “alleggerire” le nostre mattinate e a farci sorridere anche nei momenti di tensione.
Questa nostra compagna di classe aveva ed ha una dote speciale: l’empatia, e ci ha dunque insegnato a guardare gli altri come è stata capace, con semplicità, di guardarci lei: accorgendosi dei nostri piccoli dispiaceri quotidiani, condividendo le nostre gioie e la nostra tristezza.
Non possiamo negare che a volte è stato difficile relazionarci con lei e il fatto che talvolta la nostra pazienza sia stata messa a dura prova: la sua esuberanza, ad esempio, a volte rendeva difficile la nostra concentrazione durante le verifiche orali o i compiti in classe; ciò nonostante, dovessimo ora mettere su due immaginari piatti della bilancia le cose positive e gli aspetti negativi di questa esperienza condivisa, sappiamo di essere sinceri se diciamo, a nome di tutta la classe, di aver ricevuto più di quanto abbiamo dato.
Le cose che han reso “unica” questa persona che resta per noi un’amica speciale sono la sua passione per la Coca-cola, nonché l’amore per la danza e per la musica. Amava suonare il pianoforte e indimenticabile per noi sarà la sua collezione di penne che “esibiva” ogni giorno, tanto da coinvolgere tutta la classe (per non dire l’Istituto) nella sua passione. La sua simpatia e la sua allegria l’hanno resa amica di tutti gli studenti di tutte le classi; ma anche di tutti i docenti, del Preside, del personale di segreteria. Una gioia di vivere davvero contagiosissima!
Concludendo, possiamo dire che, nonostante la sua compagnia non sia stata “cercata” o “scelta” dalla nostra classe, ma “casuale” (i compagni di classe non si scelgono: ti capitano!), con il senno di poi, e ad esame di Stato superato (chi scrive ha terminato il quinquennio di studi al “Marco belli” lo scorso anno), ha rappresentato per noi un valore aggiunto nel percorso di formazione scolastica e, soprattutto, un valore aggiunto per la nostra umanità.

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