Incontri e riflessioni

La mia vita é cambiata in quel momento

Scritto da Marina Vello, 3BL il 06 Aprile 2011.

La mia vita è cambiata in quel momento. In un istante.
All’inizio pensavo: “Ma sì, dai… Solo un tiro, che sarà mai!?”.
Poi i tiri si sono trasformati in canne quotidiane: una, due, tre...
“Ehi, amico, vuoi?”. Mi porge uno spinello.
Avevo solo 13 anni, lo facevano tutti. Pure a scuola. L’ho fatto anch’ io. Ed è diventata un’abitudine.
Abitavo con mia mamma e il suo compagno, in un piccolo appartamento in centro. 
A scuola avevo tanti amici, mi conoscevano tutti. Uscivo spesso con loro, andavo anche a molte feste. Era divertente: niente eccessi, solo divertimento. Così è stato per i primi due anni della scuola media. Poi qualcosa è cambiato. Ho iniziato a frequentare brutta gente. Continuavo ad andare alle feste, sì, ma non per divertirmi. Ci andavo solo per ubriacarmi e fumare. La prima canna a 13 anni. In quel momento mi sono sentito strano, e non per effetto dell’erba. Avevo come un enorme peso sullo stomaco e vedevo continuamente, ossessivamente il volto di mia madre: l’avevo tradita.
“Tesoro, mi raccomando, non fare cavolate!”. “Ok, mamma te lo prometto!”. Le ho baciato le labbra. Candide. Un bel gesto da parte di un figlio.
Ma l’avevo tradita e mi sentivo un verme.
Sono rientrato tardi, quella volta. Erano le tre, forse le quattro della mattina. Ed è diventata un’abitudine. Sabato sera fuori con gli amici, alcool, erba e soprattutto ragazze. Tante ragazze.
Mi sono lasciato alle spalle la vita da ragazzino delle medie. Ora sono alle superiori. Sballo allo stato puro. Feste, feste, feste. Non c’è tempo per lo studio. Ho subìto un’ulteriore trasformazione. Ora sono peggio di prima, ma non lo so, è diverso. Non mi importa di quello che pensa la gente, tanto meno di quello che pensa mia madre. Le voglio bene, ovvio, ma la vita è mia. Ho trovato anche un nuovo tipo di divertimento. Canne poche, adesso. Procuro anche dell’erba ai miei amici e non solo a loro. Chi la vuole mi cerca. Sono abbastanza famoso. Una sera me ne sono andato in discoteca, con il gruppo. E’ lì che ho fatto ‘il salto’. Prima coca, poi eroina. Altro tradimento, ma nessun peso sulla coscienza. Mi sentivo bene, quando stavo con i miei amici. Mi divertivo. Ma dopo qualche mese di libertà è cambiato tutto. TUTTO.
Un giorno sono rientrato per cena, dopo essere stato tutto il pomeriggio, e la mattina, in giro con la mia ragazza. Ho notato qualcosa di strano quando ho varcato la soglia di casa. Si respirava un’aria gelida.
Incrocio gli occhi di mia mamma. Sono pieni di lacrime. Mi guarda senza quasi respirare. Ho come l’impressione che non voglia farlo. Non vuole respirare. Ma non parla e non capisco.
“Mamma, stai bene?”. Ancora silenzio. Continua a fissarmi. La guardo, muto. Non so come reagire. È proprio bella. Bionda, occhi azzurri, profondi. Ecco che si muove, mi viene incontro. Mi sventola, zitta, qualcosa sotto il naso. In un primo momento non riesco a capire cosa sia. Si ferma e me lo lascia cadere ai piedi.
Avrei voluto sparire. Pasticche.
“Dove le hai trovate?”. “In camera tua, nascoste dietro ai libri di scuola. ‘Sentivo’ che eri cambiato. Non avrei mai voluto questo per te”.
Mia mamma se ne va in camera e torna dopo qualche secondo. Una valigia nella mano.
“Cosa vuoi fare?”. “Tu te ne vai. Immediatamente. Questa è la tua roba. Vattene!”.
“Dove dovrei andare?! Non ho nessun altro!”.
“Hai anche un padre, andrai da lui. Siamo già d’accordo”.
Prendo la valigia e me ne vado. Anch’ io ho le lacrime agli occhi. Era da tanto che non piangevo. Non volevo questo. La amo, è mia madre, e io l’ho ferita.
Chiamo la mia ragazza e le chiedo se posso stare da lei la notte. Il mattino dopo mi metto in viaggio, in macchina, con un amico. Sto pensando a cosa dire a mio padre. Non ci parlo da un bel po’. Alla fine decido solo di salutarlo, senza dare troppe spiegazioni.
Eccomi arrivato. Ha una bella casa. Suono il campanello e aspetto. Mi apre la porta.
“Ciao, entra. La tua stanza è di sopra, puoi sistemarti. Fatti una doccia”.
Ho lo sguardo basso. Riesco solo a dire piano un ‘grazie’. Mi sento svuotato.
Mi stendo sul letto e penso a mia mamma.
Le ho rovinato la vita. Ho paura che non mi voglia più. Al pensiero rabbrividisco.
Mi addormento poco dopo. Un sonno pesante e nero.
Ho cambiato casa, ma non vita. La mia routine è sempre la stessa: discoteca, ragazze, alcool, droga. Ho un sacco di soldi, ultimamente. Procurare roba porta bei guadagni. Adesso posso permettermi tutto. Sono anche felice – credo - ma la notte penso sempre e solo a lei.
E se veramente non mi considerasse più suo figlio? Può, una madre, smettere di amare chi ha generato?
La mia vita è sempre la stessa.
Abito da cinque mesi con mio padre. Non ci parliamo granché. Le regole non le rispetto e continuo a farmi. Cocaina, soprattutto. Mi sento sempre più strano. Sono drogato. DROGATO. E non riesco a smettere. Vorrei, ma non ce la faccio.
Voglio anche rivedere mia mamma.
Ho come l’impressione che accadrà qualcosa. È una brutta sensazione. Ci sto male.
Ecco: succede veramente qualcosa. Al parco, dose quotidiana di droga assieme agli amici. Forse sto esagerando, ma non m’importa più niente.
“Smettila! Sei pazzo? Stai esagerando! Quella roba ti uccide, lo sai!”.
Le voci dei miei amici sono aria, trasparenti, mute. Passa qualche minuto. Forse meno. O di più, non so.
Mi sento male, sono pesante, vedo sfocato. Le ultime cose che sento sono le voci dei ragazzi. Urlano. Adesso le sento, non sono più mute. “Che ho fatto?”, mi chiedo. Non ricordo altro.
Apro gli occhi. Una luce bianca. Sono vivo?
Giro il capo di lato. Non posso essere vivo. Non dopo quel che è accaduto al parco.
Scorgo il volto di mia madre. Non è possibile: non può essere lei!
Poco alla volta realizzo: sono in ospedale. Cavi attaccati qua e là sul mio corpo. Rumore di macchine che si prendono cura di quel che è rimasto di me.
Ancora non ci credo. Lei. Lei è lì, accanto a me. Mi accarezza dolcemente una mano. Ha gli occhi lucidi. Sembrano quelli dell’ultima volta, eppure sono diversi.
“Mamma…”, sussurro. Sono senza forze. Non riesco a dirle altro. Mi bacia teneramente la fronte.
Che bella sensazione! Sono felice. Sto malissimo ma sono felice.
“Scusa, mamma… Scusa per tutto. Scusa se non sono stato il figlio che volevi. Scusa se non sono stato sincero con te. Scusa se ti ho delusa...”.
“Shh… Riposati. Non ti affaticare. Sono qui, accanto a te… Stai tranquillo, si sistemerà tutto”. “Mamma, sei bellissima. Ti amo più della mia vita”.
“Anch’ io ti voglio bene, tesoro…”. Me lo dice mentre continua ad accarezzarmi la mano, come faceva quand’ero piccolo. Lo so che sta piangendo e quasi se ne vergogna. Sono sempre state lacrime discrete, le sue…
Penso allo stato in cui mi trovo. Tutti quei cavi… E’ come mi vedessi allo specchio per la prima volta.
Sono stufo della mia vita. Che schifo di vita è, questa!?
Voglio cambiare. Cambierò.
“Mamma, mi aiuterai a cambiare, vero? Ho bisogno di te, ti prego. Non lasciarmi solo!”.
“Certo, ricominceremo. Non sei solo: ci sono io, accanto a te”.
Sono felice, adesso. Felice davvero.
La mia vita è cambiata in quel momento. In un istante. Nell’istante in cui ho intravisto una speranza. Nell’istante in cui ho capito che l’amore di mia mamma è più grande dei miei tradimenti.

Ti potrebbero interessare