Incontri e riflessioni

L'uomo che osservava la Luna

Scritto da Elena Cassia il 12 Aprile 2010.

Se ne stava lì, appena fuori dalla porta della sua piccola e semplice capanna. Era un vecchio, forse il più vecchio del villaggio, e non si sa se per sua spontanea volontà o per quella degli abitanti, viveva lontano da tutte le altre capanne, al limitare del lago che circondava per due terzi il piccolo agglomerato di abitazioni.
Il vecchietto se ne stava sull'uscio e pensava. Osservava il bosco, dove era stato fino a solo tre ore prima.
La notte era quieta e silenziosa.
Ogni giorno, non appena il sole sorgeva e tingeva il panorama di una sfumatura rosata,  il vecchio camminava e camminava fino a raggiungere il bosco, portando con sé solo un bastone di nocciolo.
Ogni tanto capitava che passasse per il villaggio.
I ragazzini lo deridevano, gli tiravano manciate di fango, ma lui non si scomponeva mai. Anzi, li salutava con un ampio sorriso; di quelli che esprimono felicità e meraviglia.
Lui, lentamente, proseguiva il viaggio.
Dopo qualche ora, si ritrovava al limitare della foresta. Contemplava per qualche attimo le chiome scure degli alberi che si stagliavano di fronte a lui e, con un sospiro, s'incamminava ogni volta lungo un sentiero che pareva conoscesse solo lui. Passava lì le sue giornate.
Verso le sei di sera, usciva dallo stesso punto del folto bosco che l'aveva inghiottito e tornava a casa.
Quell'ometto se ne stava ancora lì, osservando molto attentamente le chiome che oscillavano, accarezzate dalla debole brezza notturna. Tenui pensieri s'insinuavano nella sua mente. "In fondo, loro non conducono chissà che vita. Stanno lì tutto il giorno, fermi, donano a noi esseri viventi l’ossigeno di cui abbiamo bisogno e non ci chiedono nulla in cambio. Eppure sembrano felici così. Si fanno coccolare dal vento, che qui non soffia mai forte, e non hanno paura di essere abbandonati da chi li ama. A loro bastano il sole e l'acqua. Non conoscono la sofferenza, questi alberelli.”
Cercava di trovare un paragone tra le piante e gli esseri umani. Era triste, in quel momento.
Osservava la luna, ed era completamente nudo. Osservava la luna e pensava a quanto gli era accaduto solo tre ore prima.
Tre ore prima, come ogni giorno, era tornato dal boschetto. Durante il viaggio, accompagnato dall'avvolgente sensazione del tramonto, era stato nuovamente deriso. Ma lui aveva risposto con un gran sorriso.
Si sentiva in pace, in quella sensazione di tramonto. Il villaggio, come in un quadro dai colori sgargianti, era abbracciato placidamente dal calore portato dagli ultimi raggi solari e dalle gioie del giorno appena trascorso; tutto era in attesa di ciò che avrebbero regalato la notte,  il domani. Il paesaggio era incorniciato da un intreccio di sfumature dorate e celesti, con delle venature rosse e viola, che via via si facevano sempre più scure e intense.
Tornando alla sua capanna, il vecchio aveva visto con sorpresa che un'ombra faceva capolino dalla finestrella; si era avvicinato lentamente alla porticina con crescente curiosità - non riceveva mai visite - e, aprendola, aveva visto un ragazzo che cercava qualcosa. Un ladro?
Nel sentire il cigolio della porta, il ragazzo si era girato di scatto, con un'espressione dura e rabbiosa.
La capanna era spoglia. Era una stanza circolare, completamente vuota. Il ladro aveva tentato di sgattaiolare fuori, visto che non c'era niente da rubare e mentre passava davanti al vecchio che gli sorrideva serenamente all'ingresso, questi si era tolto i vestiti e li aveva dati al ragazzo. Lui, incredulo, aveva per un po’ indugiato alla vista di quegli abiti leggeri che gli venivano offerti dalle mani stanche e rugose del vecchio, ma alla fine li aveva presi ed era scappato.
La brezza accarezzava ora la superficie del lago, che s'increspava in onde morbide. Il vecchio aveva spostato il suo sguardo sul riflesso della luna che si spezzava, si ricongiungeva, si spezzava e si ricongiungeva nuovamente su di esse.
Quello che faceva ogni giorno, nel bosco, era cercare la luna.
Proseguiva lungo il sentiero, fino ad arrivare in una piccola radura dove gli alberi e una piccola parte di cielo si specchiavano in una pozza d'acqua. Sedeva sulla riva dello specchio naturale e attendeva l'ora nella quale la luna si mostrava assieme al sole. In quel momento anche lei, con la sua maestosità, si rimirava nell'acqua e la illuminava d'un tenue bagliore argenteo. Quel vecchio aspettava tutto il giorno per vederla anche solo dieci o quindici minuti. Mentre il tempo passava, rifletteva, e più pensava alla vita, più era felice di vivere: in quei momenti, nei suoi pensieri, c'erano le risate dei bambini, la magia della luna. Sentiva sulla pelle vecchia il respiro degli alberi, la luce del sole che filtrava fra i rami e le foglie.
Mentre contemplava la luna che, con la sua luce, sembrava sorridergli e avvolgerlo, pensò che avrebbe voluto offrirla al ladro. Di offrirgli qualcosa di semplice eppure immenso: la luna; divinizzata in passato dagli antichi e adorata nel presente da anime sognatrici come la sua...
"In fondo", pensava il vecchio, "le persone capaci di donare tanto di loro stesse agli altri sono spesso incomprese: non siamo più abituati ad aiutare una persona in difficoltà. Molti si comportano come quei parassiti che si attaccano a ciò che porta loro benefici materiali e non si rendono conto di quanto un sorriso fatto con il cuore riesca a spazzare le nubi tormentate dell'animo umano. Meglio essere degli alberi, allora: puoi donare gratuitamente, incondizionatamente, senza essere deriso o preso per un povero pazzo...".
Il vecchio, ormai stanco, si rannicchiò nella sua capanna, nudo, mentre la luce della luna lo portava lontano…

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