Incontri e riflessioni

Indignados e black block? Fate ridere. Anzi, piangere.

Scritto da Elisa Tasca, 4BL il 16 Ottobre 2011.

Indignados e black block? Fate ridere. Anzi, piangere.
Indignados paralizzano Roma per ore provocando un milione di euro in  danni reali, senza contare i danni morali. Violenza è la parola d’ordine: Italia in ginocchio.
Roma, 15 Ottobre. In 952 città di 82 paesi,  gli ormai famosi “Indignados”  hanno manifestato nelle piazze: giovani disoccupati e precari protestano contro il governo e le istituzioni finanziarie, considerati responsabili della crisi mondiale (che colpisce soprattutto la fascia più debole della popolazione), della disoccupazione e del precariato.
Gli indignados sono scesi in piazza manifestando pacificamente a Tokyo,Taipei, Sydney, Johannesburg, Stoccolma, Parigi, Londra, New York, Bruxelles, Santiago del Cile, Francoforte. Ovviamente anche in Italia, a Roma. Peccato che a Roma il corteo si sia trasformato in un vero e proprio inferno che attesta, nuovamente, la cosiddetta “anomalia italiana”. Come già accaduto a Genova e non solo, l’Italia mostra al mondo gli effetti della violenza e della distruzione, e cosa accade quando non si riesce a mantenere una sana e pacifica contestazione. Uno spettacolo brutale e terrificante,  insomma, che ha dimostrato l’ inciviltà, l’ ignoranza, la follia, l’idiozia  dei facinorosi che hanno messo la capitale a ferro e fuoco.
E’ un’esagerazione? No! Hanno letteralmente “spaccato  e menato tutto e tutti” senza distinguo. Hanno dato fuoco ai cassonetti dell’immondizia e alle auto, soprattutto di lusso, hanno preso a bastonate i civili e le forze dell’ordine, hanno lanciato bastoni, sassi e sampietrini, hanno distrutto vetrine di banche e negozi, hanno tentato invano di fare irruzione nelle chiese, riuscendo a irrompere solo in una casa parrocchiale dove non si sono limitati a distruggere gli arredi sacri; non contenti hanno preso una statua della Madonna e un crocifisso per portarli in strada e ridurli in mille pezzi. Alla faccia della manifestanzione pacifica, questo hanno visto i romani. Questo hanno visto i nostri occhi.
Si lamentano della crisi economica, dei tagli nel sociale, della disoccupazione e della precarietà e poi scendono in piazza assediando Roma e distruggendo tutto ciò che trovano.
Ebbene: sono a conoscenza questi esaltati (una minoranza, certamente, rispetto al gran numero dei manifestanti…) sono a conoscenza, dicevo, che grazie alla loro furia ribelle hanno provocato più di un milione di euro di danni? I soldi per ripulire e risistemare la città da dove verrano presi? Se ci sarà bisogno di ulteriori tagli questi indignati non dovranno cadere dalle nuvole e nemmeno fiatare. Ora i veri indignati siamo noi!
Solo dodici manifestanti su più di duecentomila sono stati trattenuti dalle forze dell’ordine. Cosa succederà a questi dodici incivili? Sicuramente niente. Di risarcire i danni non se ne parla: non sono solo questi dodici i responsabili di ciò che è stato distrutto in piazza san Giovanni a Roma. Del carcere, ci giurerei, non vedranno nemmeno l’ombra. Diranno che “hanno sbagliato. Una volta, suvvia, può capitare a tutti”. La magistratura darà una bella pacca sulla spalla a questi dodici criminali e come tutte le altre volte li lascerà pascolare liberi. O magari riceveranno una medaglia, chissà. Probabilmente si creerà qualche gruppo di fans su Facebook. Staremo a vedere.
Del resto c’era d’aspettarselo, dopo l’ordine dato agli agenti scesi in piazza per placare l’ira della folla: “Hanno paura che ci scappi un altro morto e quindi ci obbligano soltanto ad abbozzare, attendere, ripiegare, non rispondere” dicono i poliziotti. Insomma, zitti e buoni, mentre vengono colpiti da sassi e bastoni. Questa la consegna. Questo devono fare.
Ottimo modo per ristabilire l’ordine e  per farsi rispettare!
Da giorni gli indignados estremisti, chiamati “black block”, diffondevano messaggi di violenza nel web: “L’occasione è unica. Sicuramente le forze di polizia ci attaccheranno: dobbiamo tutti, rivoluzionari di ogni tendenza, liberali e tutto/i coloro che saranno lì per rabbia e coscienza del baratro nel quale ci vogliono gettare definitivamente, combattere! (…) Non dobbiamo fermarci! Portare con sé di “tutto” per prendere e tenere la “piazza”! Se ci accoppano dei compagni non paralizziamoci, non diamo isterismi ma rispondiamo colpo su colpo!(…) Comincia la rumba! Diffondere la violenza orgnizzata. Smettiamola di dire che dobbiamo manifestare in maniera pacifica (…) faremo un bordello che ci sentiranno sino in Australia”.
Questa è la vergogna. Giovani e bambini hanno preso parte alla manifestazione: tra loro sicuramente gente scesa in piazza con un odio profondo verso ciò che viene detto dai media, una reltà fittizia, strumentalizzata; figli di papà che poi tornano a casa e continuano  a vivere nel loro “dolce far niente”; gente mal informata, influenzata da una moda trasgressiva diffusa nel web; ragazzi che non sanno neanche di essere al mondo, ma urlano e imprecano perché così si sentono grandi, forti, e spesso non si accorgono che vengono strumentalizzati.
La società sta degenerando; l’uomo sta degenerando con i suoi comportamenti bestiali, con un’arroganza ormai alle stelle e con la presunzione d’aver capito tutto, quando invece non ha capito nulla.
Apriamo gli occhi e rendiamoci conto che governare non è semplice e che i problemi non possono essere risolti dall’oggi al domani. Parliamo, faccciamo proposte, scriviamo, riuniamoci in assemblee: sono nostri diritti. Urlare, distruggere, picchiare non serve a risolvere niente. Chi lo fa, chi l’ha fatto ieri credendo che il mondo si cambi così, credendo che i problemi si risolvano così fa solo ridere.   Anzi, piangere.

Ti potrebbero interessare