Incontri e riflessioni

In ricordo di Angelo Benvenuto

Scritto da Ilaria Camerotto, Deborah Ronchiato, Erica Micalizzi, Samantha Pinna, Sabrina Pacchin il 22 Luglio 2010.

Mi ricordo di quel sorriso sotto i baffi, che mi faceva sorridere anche non volendo.
Mi ricordo delle pacche sulle spalle.
Mi ricordo di quella volta che non ci fece pagare il caffè al bar.
Mi ricordo di quella volta che ci mise “uno” in Italiano!
Mi ricordo di quei momenti pieni di silenzio profondo: tu ti portavi le mani sul mento e, accarezzandoti la barba, alzavi gli occhi al cielo e noi lì a guardarti in attesa di una risposta.
Mi ricordo di come gesticolavi. Noi ti imitavamo sempre!
Mi ricordo che alcune volte ci davi dimostrazione di conoscerci meglio di quanto pensassimo.
Mi ricordo delle battute che facevi ai maschietti. Quanto li prendevi in giro!
Mi ricordo di quanto ci ascoltavi parlare: ti affacciavi alla finestra e noi non riuscivamo mai a capire se ci ascoltavi o ti perdevi nei tuoi pensieri!
Mi ricordo le tue giornate no: aprivi la porta, noi tutti in silenzio, sbattevi la valigetta nera sulla cattedra e ti toglievi gli occhiali da sole, poi la giacca e, senza salutare, aprivi il registro e facevi l’appello. Noi avevamo capito!
Mi ricordo le tue giornate sì. Entravi, dicevi “Buongiorno”, ti sedevi e poi la frase era: “Allora, ragazzi, cosa dobbiamo fare oggi?” e i nostri cuori si rilassavano.
Mi ricordo che cercavi di fare la parte del prof. severo, ma, alla fine, il cuore prevaleva sulla ragione e con un sorriso e una battuta mostravi tutto il tuo amore.
Mi ricordo quando entravi in classe e dicevi: “Oggi dialogo con qualcuno”, perché il verbo “interrogo” ti faceva arrabbiare.
Mi ricordo quando non ti portavamo il voto firmato dal genitore. Tu ti arrabbiavi e urlavi: “Annullato!”. Magari era la prima volta che prendevo sette. Ma alla fine non lo facevi mai.
Mi ricordo di quell’abbraccio fuori scuola sulle scale. Io piangevo, tu…sorridevi.
Mi ricordo del conforto che ci davi.
Mi ricordo quando ci raccontavi di te, della tua vita, di quando alle superiori hai fatto un anno in due e dei “trenta” all’Università.
Mi ricordo di quando ci raccontavi di quanto bella fosse la Croazia e delle lunghe passeggiate che avevi fatto con il preside e con Vittorio.
Mi ricordo dell’entusiasmo che mettevi nelle cose, come nel progetto del teatro.
Mi ricordo di quando ci dicevi : “Noi siamo tempo rappreso: pieghe, rughe, espressioni scavate dalla felicità o dalla malinconia non solo segnano un viso, ma sono il viso di quella persona che non ha mai soltanto l’età  e lo stato d’animo di quel momento, bensì l’insieme di tutte le età e gli stati d’animo della sua vita”.
Mi ricordo di te e non mi scorderò mai!

(Tratto dal testo teatrale “Aspettando il prof.”)

Ti potrebbero interessare