Incontri e riflessioni

È morta Christine

Scritto da Tommaso Fagotto il 06 Agosto 2016.

christineÈ morta Christine. E vabbè, muoiono tutti prima o poi. Anche se poi era abbastanza giovane e cantava Frank Sinatra ai duemila che, ormai, sono in prima o seconda (non so, non ho voglia di fare i calcoli). Però io sei anni fa quando andavo in marina in biblioteca avevo paura di lei. Sì certo che ci vado al funerale, anche se fa caldo; mi ha perfino costretto a cantare nel coro di Natale, io, che del Natale mi piace solo il vino e dei vestiti di babbo natale mi piace solo toglierli.

Sì, ero un po' disastrato, mi vergognavo, ma ogni tanto le portavo anche le borse su e giù per le scale. Aveva delle buone abilità riassuntive; uniche le ore in cui tracciava linee della vita più incasinate di Donnie Darko che però, magicamente, finivano sempre alle meno cinque, e in quei cinque minuti mi interrogava. Sì, me la ricordo, la volta in cui mi ha tirato il gesso (non c'erano ancora le lim, che bello che era); per lei il sabato ci si sbronzava col Bacardi Breezer e si gironzolava per San Stino tutti, anche quelli da Lignano, e una volta mi ha tirato le orecchie perché avevo preso un caffè alla seconda ora.

Il mare lo vede bene ora da lassù, o giù, non so dove si va quando si muore. Pugnalava sui fianchi quando ci insegnava un po' di vita, ma nessuno la ascoltava perché nelle sue ore si respirava veramente, mi ricordo, e accendeva sempre le luci elettriche e illuminava la classe, maledette ore, e noi lì a voler dormire, e non potere, e io lì a voler morire, e lo dicevo, e non potere. Il mare lo vede bene, dicevo, come quella volta che ci ha raccontato che è andata a Padova per l'autostrada non superando i cinquanta all'ora, e l'ha visto lì, azzurro. Ha visto il mare.

A Padova. La scritta SPURS sulla Punto azzurra parcheggiata davanti ai licei dove andavo a nascondermi per saltare le ore di storia, e la volta che mi ha visto, e sono corso via; le conversazioni letterarie che non avevamo e le offerte del lidl a memoria, la vita in una mano e una mira niente male. Mi ricordo di te, Christine, e mi dispiace che tu sia morta. Almeno ora insegnerai agli angeli o a cosa c'è di là se c'è qualcosa, ad accendere le luci, a correre "drio con un bachèt" e a firmare migliaia di libretti per migliaia di anni.

A volerci bene ci hai pensato per un po', ci lasci da soli adesso, a romperci le palle, a non parlare più inglese, a non dire pardon invece che sorry, a morire anche noi un giorno o l'altro, ma senza giustificazione, perché tu, Tu te ne sei già andata prima, purtroppo. Non credo negli elogi funebri, i funerali sono per i vivi, ma per i morti posso dire una per tutte le cose: all'inizio vi griderà un po' addosso, ma quando ci si abitua, è simpatica. Ed è brava a volere bene.

Ciao Christine. Oggi fa caldo e so che non lo sopporti.

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