Incontri e riflessioni

Countdown alla libertà

Scritto da Luce il 21 Marzo 2012.

camera_mia150Tornando in macchina dopo una lunga giornata universitaria, mi è capitato di sentire per radio il deejay che parlava dei prossimi esami di Stato. Diceva che a breve inizierà il countdown dei cento giorni prima dell’inizio della maturità.
Ho fatto un salto indietro nel tempo, a quel periodo tanto sofferto e che sembrava infinito.
Una preoccupazione continua, un mucchio di cose da preparare, altre da studiare, un ossequioso impegno nel seguire il programma e cercare di non perdere niente a causa della paura “metti che mi chieda proprio quello, all’esame!”. Un continuo tentativo di apprendere il più possibile, di assorbire il maggior numero di nozioni e tutto si trasformava in un pressoché infinito elenco di spunti e argomenti interdisciplinari che si espandevano come una macchia d’olio per coprire un’estensione di collegamenti la più vasta possibile.
Quanti fogli scritti, quanti evidenziatori usati! Quante le volte, infinite, a scorrere gli occhi sempre sulle stesse parole che sembravano non entrare mai in testa, nell’ansia di non essere mai pronti abbastanza per quel momento, per la maturità. Perché è bello chiamarla così, nonostante ufficialmente siano gli “esami di Stato” quelli che concludono il percorso della scuola superiore, altrimenti detta “scuola secondaria di secondo grado” (?!). 
La maturità straripa dagli occhi e dal cuore di coloro che affrontano questa prova. Certo, non generalizzo troppo, in quanto continueranno ad esserci persone che, finite le superiori, non saranno comunque “mature”.
Ma la bellezza di quel periodo resta davvero impressa nel cuore.
La paura e la gioia insieme.
L’attesa e l’arrivo.
E se poi trovi una prova che ti permette di dare il meglio di te, di sfoderare il tuo asso nella manica, a quel punto nulla ti può fermare: in questo caso l’esame diventa una catarsi; una liberazione dallo stato “angosciante” che fino a quel momento ti aveva oppresso, e il risultato, la tua produzione, sarà la prova concreta della tua preparazione.
Ricordo con grande emozione quel periodo, che, credetemi, è stato veramente sofferto. (Penso che i maturandi che leggeranno queste parole sanno a cosa mi riferisco…).
Ma veramente, veramente con tutto il cuore vi dico che sono stati momenti indimenticabili per me; momenti che, due anni dopo, ricordo ancora con piacevole nostalgia e con il sorriso sulle labbra, perché la mia “maturità” è stata davvero bella.
È anche un’occasione da cogliere, perché abbiamo la possibilità di parlare di ciò che più ci piace ed abbiamo del tempo dedicato solo a noi: la tesina deve essere lo specchio di noi stessi, dei nostri interessi, non quello di ciò che ti consiglia l’amico o un argomento scontato. È necessario, o meglio, auspicabile, che ciò che uscirà dalle nostre ricerche (il meno possibile in internet, vi consiglio, visto che ci sono passata!) abbia il nostro marchio, il nostro segno, insomma l’impronta del nostro passaggio!
Non saranno i professori a mettervi i bastoni fra le ruote all’ultimo (salvo eccezioni): è il vostro momento, nulla vi potrà fermare. Nemmeno l’ansia che vi sembrerà bloccare la salivazione, accelerare il battito e invermigliarvi il volto, frenerà la vostra ascesa al risultato finale, “garantito al limone!”.
E poi ultima cosa: non vi crucciate troppo sul voto, non fatevi aspettative, calcoli teorici, ipotetici o astronomici. Io sono arrivata all’orale sapendo solo i voti degli scritti! Quel numero non sarà la vostra conoscenza, perché prendere voti alti non significa SOLO aver studiato bene, ma aver fatto proprio l’argomento: aver preso qualcosa e aver lasciato dell’altro; essersi fatti attraversare dai concetti e noi, come un filtro, prendere ciò che questi argomenti portano con sé.
Concludo questa digressione sulla mia maturità, facendo un grosso e anticipato in bocca al lupo agli amici maturandi che si apprestano a raggiungere questo importante e bel traguardo!
   
P.S. Oh! Se proprio pensate di non potercela fare, nei momenti di sconforto pensate (come ho fatto anch’io nelle mie crisi isteriche pre-esame): “Beh, in fondo ci sono passati tutti!”…

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