Incontri e riflessioni

Cara natura...

Scritto da Genny il 24 Maggio 2010.

Portogruaro, 7 maggio 2010
Cara Natura,
ti scrivo questa lettera per esprimerti quanta rabbia nutro nei tuoi confronti.
Dato che conosco la tua indifferenza nei confronti di noi umani, so per certo che non ti sei accorta di quello che mi è capitato. Stai tranquilla, te lo racconto io.
Esattamente una settimana fa, hai strappato la vita ad un ragazzo di nome Kevin, a causa di un incidente in moto. Un banalissimo individuo, uno dei tanti a cui somministri questa fine. Solo che, portando via lui, hai portato via una parte della mia anima, del mio cuore. Hai creato un vuoto incolmabile, una ferita che non si rimarginerà mai.
Perché non provi, solo per una volta, a volgere il tuo sguardo verso noi uomini? Perché non provi a guardare quella madre che, appoggiata alla bara del figlio, non ha neanche la forza di piangere?
Prova a guardare quella sorella che di sera non trova più il suo amato fratello coricato sul letto accanto a lei. Prova a guardare quel padre che sta lentamente morendo dentro, perché, dopo un brutto litigio, non ha potuto dire addio alla sua creatura…
Sai, fino a pochi giorni fa non avevo mai pensato a lungo a te, al tuo “mestiere” e alle tue vittime. Solo adesso che ti sento più vicina che mai, mi pento di non aver pregato abbastanza per le vittime della tua crudeltà.
Ora sento il bisogno di esprimere tutta l’indignazione che provo per te.
Voglio che tu sappia che per me Kevin non era solo un cugino; era un fratello, un amico, una parte di me. Voglio che tu sappia che hai distrutto un’intera famiglia, hai spezzato tanti cuori.
E tutto questo perché? Perché il tuo unico interesse è quello di far sì che questo mondo “vada avanti”, fregandotene della sofferenza che scagli contro l’uomo. Voglio che osservi da vicino quello che hai fatto alla mia famiglia e che ti renda conto del dolore che provochi.
So che questa lettera, oltre a fungere da sfogo, non servirà a niente, perché conosco come sei fatta e conosco la tua indifferenza verso gli umani; ma la rassegnazione non appartiene al mio carattere. Io continuerò a detestarti e, se mai avrò l’occasione di incontrarti, non ti temerò.
Il dolore spesso muta in ira.
Vuoi fare di me quello che hai fatto dell’Islandese?
Io non mi tiro indietro, neanche con la consapevolezza di essere il nulla contro il tutto.
Un cuore spezzato non teme più niente.
Aspetto con ansia un colloquio con te.

Genny

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