Incontri e riflessioni

Brividi

Scritto da Martina Battistutta, 3BL il 08 Aprile 2017.

Brividi

Ecco il modo in cui reagisci quando ti sbattono in faccia certe immagini.
Brividi.
Bambini ricoperti dalla polvere, in preda ad un attacco nervoso, convulsioni, vomito. Donne che corrono e gridano disperate. Uomini con l’elmetto in testa che reggono sulle braccia persone di ogni tipo: anziani, adolescenti, adulti. E ancora brividi che ti percorrono tutta la schiena e sfociano in lacrime sul viso. E sono lacrime amare, piene di rabbia, disprezzo, disgusto.

Siria, Ildib, 4 aprile 2017, ore 6.00. Un aereo militare, non si sa mandato da chi, ha pensato bene di bombardare la città di Khan Shaykhun, a una settantina di chilometri da Ildib. Qualche ora dopo un altro attacco, questa volta con armi convenzionali, ha colpito l’ospedale che aveva accolto la maggior parte dei feriti fino a quel momento.


C’è chi addossa la colpa ai ribelli; c’è chi invece la dà al regime di Assad. Stati Uniti, Francia, Germania, Italia… L’intero Occidente è a conoscenza della strage avvenuta il 4 aprile in questa piccola fascia di terra siriana; così tanti paesi uniti tra loro nell’idea di realizzare la pace mondiale, e ciononostante incapaci di fermare tali barbarie.


Si sa, la guerra è una cosa bestiale. Sangue versato, corpi sprecati, vite bruciate… Siamo tutti a conoscenza della brutalità della guerra, ormai ci abbiamo preso l’abitudine, abbiamo imparato a convivere con la sua infima e sgradevole presenza. Le guerre tra eserciti ci sono sempre state, la storia ce lo racconta, così come quelle di religione; ma questa, quella siriana, è una guerra diversa. Non si sa bene chi sia contro chi, per che cosa si combatte, che cosa si difende, per quali ideali si potrebbe perdere la vita… e soprattutto, non è più una guerra tra eserciti, tra soldati educati a combattere in trincea e a reggere in mano un fucile. È una guerra aperta, che colpisce ogni giorno civili innocenti, persone che erano lì per caso, che fino ad un momento prima stavano conducendo la propria vita: bambini, anche piccolissimi, donne, anziani… Persone senza colpa, la cui unica sfortuna è stata quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.


Ecco cosa mi fa rabbrividire mentre guardo video di reporter che immortalano spaccati di guerra così cruenti e maledettamente veri: sapere che quella siriana è una guerra ad armi impari, la guerra più ingiusta di tutte. E vedere immagini così strazianti di gente in preda ad attacchi di ogni genere provocati dai gas. E sapere che quella stessa gente, che ha perso la vita nella maniera più sbagliata possibile, non ha avuto alcuna possibilità di scelta, né di difesa. Ma c’è una cosa che proprio mi disgusta: il fatto che si prenda questo fatto, o meglio questa strage, e la si riduca ad un concetto politico, ad alleanze tra stati, a calcoli di convenienza per l'una e per l'altra parrte. E che, davanti a tanta brutalità, la gente si interroghi soltanto su chi sia il colpevole, le ragioni, chi dice la verità e chi mente. Sinceramente, e magari starò sbagliando, l’unica cosa che mi passa per la testa mentre mi rendo conto di ciò che è successo, è tanta tristezza, rabbia e un forte senso di ingiustizia. Del resto “umana cosa è aver compassione degli afflitti”, come scrisse Boccaccio nel proemio del Decameron; ed è forse proprio l’UMANITÀ ciò che ci manca di questi tempi, succhiata via dall’abitudine della guerra ininterrotta, in terra siriana, ma anche e soprattutto nel nostro cuore.

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