Incontri e riflessioni

Anarchy in the uk

Scritto da Reachele il 14 Agosto 2011.

Anarchy in the uk
Sono passati giorni, ore, minuti e secondi, ma la tensione si respira ancora. Purtroppo.
Non avrei mai pensato di dover raccontare di fatti del genere, io, proprio io, che, a diciassette anni vivo in un paese di 2000 abitanti!
Sta di fatto che quest'estate è andata diversamente: estate 2011 e io mi trovo a Londra. Una città che, per quel che se ne sapeva, mai aveva registrato episodi esageratamente violenti.
Ora invece non è più così, evidentemente. La guerriglia per le strade ha spaventato me e non solo. Per alcuni giorni uscire di casa è stato come attraversare un campo minato: alcune persone non hanno potuto raggiungere il proprio appartamento ed hanno dovuto elemosinare ospitalità fra gli amici per un paio di giorni e di notti. Questo a causa degli scontri avvenuti, appunto, in TUTTA Londra.
Eppure, onestamente, pur tenendomi molto informata sull'argomento, non ho tutt'ora capito a fondo il motivo e il SENSO di tali sommosse. Cioè, ho sentito parlare di “ribellione giovanile al sistema”, di vendetta per una vittima innocente, di insurrezioni contro lo Stato ma ancora non ho trovato una spiegazione logica a tanta violenza.
Per quanto giuste siano le ragioni di una protesta contro una qualsiasi “cosa”, o istituzione, o persona, appiccare incendi, menare e derubare il tuo vicino di casa è , come direbbero qui,“pointless”, secondo me. Trovandomi “in mezzo” a questa situazione di guerriglia, non sto facendo discorsi o esplicitando “teorie”: sono sempre più convinta che è lecito ed è possibile cercare di cambiare le cose che  non vanno, ma non si può e non si deve fare seminando il panico ovunque e prendendosela con tutto ciò che capita sotto tiro. C’è gente, qui, che ha lavorato una vita intera per riuscire ad aprire un'attività dignitosa, faticando e sacrificando moltissime cose importanti e non solo, ora, ha paura a mettere il naso fuori di casa, ma da un momento all’altro ha perso tutto.
Ci era stato chiesto di raccontare le nostre esperienze, la nostra vita; di scrivere, durante quest'estate, in modo che il Logbelli non andasse in letargo. A una settimana di distanza dai primissimi scontri la città appare una bomba ad orologeria che non si sa bene se e quando mai esploderà.
Ora cercherò di dormire, cercando di non fare caso alle sirene e a tutti gli elicotteri che volano sopra le nostre teste per cercare di rassicurarci che “tutto è sotto controllo” e per mantenere una parvenza di tranquillità.

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