Incontri e riflessioni

Amore esibito, amore vissuto

Scritto da anonimo il 29 Marzo 2010.

Nell'odierna società occidentale, nella quale casualmente sono venuto al mondo e nella quale sono letteralmente immerso, parlare di superamento dell'individualismo e di miglioramento di noi stessi, attraverso l'attuazione in noi stessi dell'amore per il prossimo, sembra un'ipotesi peregrina, quasi un'utopia.
Spesso ho sentito mia nonna, persona realmente altruista e votata agli altri da tutta una vita, ripetere e far suo il convincimento di Rousseau, secondo il quale l'uomo allo stato di natura è fondamentalmente buono, incorrotto.
Personalmente fatico molto a crederlo. La barbarie che quotidianamente vedo emergere, e spesso trionfare, nei comportamenti di tanti, troppi, fra i miei simili, mi induce a giudicare perlomeno ingenuo il famoso filosofo francese.


Non si può certo affermare che il mondo, se osservato complessivamente, sia governato dalla caritas e dall'amore, dall'altruismo o anche semplicemente dalla tolleranza.
Ciò premesso, vorrei andare più a fondo nell'analizzare il concetto di libertà, perseguita e conquistata grazie all'amore per l'altro.
Partendo proprio dal significato da attribuire alla parola “libertà”, se escludiamo tutte le accezioni che comunemente ed egoisticamente noi tutti tendiamo a preferire, perché garantiscono il nostro personale egocentrismo (sono libero di fare quel che più mi va, libero di decidere per me stesso senza tener conto di nessun altro, ecc., ecc.), diventa piuttosto difficile dare una definizione di questo termine, che non sia ritagliata su noi stessi.
Lo stesso amore per il prossimo, manifestato nelle forme più diverse, anche esemplari talvolta, può essere spesso espressione del nostro più inconfessato ed inconfessabile narcisismo, anche se non ne siamo consapevoli.
I buoni samaritani popolano la terra tanto quanto coloro che apertamente e tranquillamente sono indifferenti ai bisogni dei loro simili.
Certo, è sempre meglio che vi siano testimonianze di solidarietà e di caritas, piuttosto che il contrario, tuttavia è la qualità del bene che si fa agli altri, e di conseguenza a sé stessi, che secondo me fa la differenza.
La discriminante per me è data dal vero scopo, dal fine ultimo di un'azione, di un gesto altruistico, di una scelta d'amore.
Per Rousseau l'uomo è fondamentalmente buono, la società lo condiziona negativamente e ne fa l'essere egoista ed egocentrico che poi diviene in età adulta; io non la vedo così.
Per me, fatto salvo il naturale istinto di sopravvivenza che in condizioni estreme può indurre a comportamenti anche aberranti, l'uomo non nasce né buono, né cattivo, ma è potenzialmente l'uno e l'altro.
L'essere umano cresce e compie, più o meno consapevolmente, a seconda dello sviluppo che raggiunge quanto ad intelligenza e sensibilità, delle scelte ben precise, che determinano la sua esistenza, spesso anche quella delle persone con cui ha relazioni e, talvolta, quella di chi nemmeno conosce.
In queste scelte io leggo la dimensione della sua libertà interiore, che è la sola libertà che per me ha un valore.
Si può scegliere di vivere egoisticamente concentrati su sé stessi, senza darsene alcuna pena, ed essere paghi di questo, e si può decidere che il mondo non ruota intorno a noi ma può entrare interamente dentro di noi, diventando parte del nostro essere. Sentire l'altro, entrare veramente in comunicazione con il nostro simile, chiunque esso sia, in atteggiamento di vero ascolto, non come se fosse una nostra magnanima concessione,  è un'esperienza di grande concretezza sul piano dell'esperienza umana. Possiamo anche chiamare in causa la spiritualità, le nostre personali convinzioni religiose e non, i nostri diversi credo, ma anche senza tutto questo resta pur vero che la condivisione autentica dell'amore costituisce il solo e vero ambito entro cui manifestiamo ciò che veramente siamo. Riuscire a ridimensionare il nostro ego, anteporre al nostro egoismo personale una visione della vita aperta alla disponibilità senza un tornaconto è per me l'espressione massima della libertà di essere fino in fondo uomini.
Nonostante quanto premesso all'inizio di questo mio elaborato, e anzi proprio per sottolineare maggiormente il concetto, riconosco che vi siano stati e vi siano innumerevoli testimonianze di autentico amore, di vera solidarietà in ogni epoca e in ogni situazione, e chissà quanti sono rimasti ignoti.
Sarebbe facile attingere al repertorio offerto dai tanti santi e beati della tradizione  cattolica, o anche ai tanti esempi di esseri umani comuni che hanno segnato con il loro operato determinati momenti della storia dell'umanità.
Tralasciando i più noti, se devo pensare a qualcuno che sia veramente andato verso gli altri, non per gratificare il proprio ego, ma unicamente per far loro del bene, per aiutarli a loro volta a diventare persone libere, è il nome di Don Milani che mi viene subito in mente.
Lo scomodo prete fiorentino che fondò una scuola capace di offrire a ragazzi privi di tutto, nello sperduto paesino del Mugello, concrete opportunità di riscatto e di affrancamento da una situazione sociale incancrenita e apparentemente immutabile.
Ragazzi destinati, per censo e condizioni economiche, a perpetuare da adulti la sorte dei genitori, poveri ed ignoranti, sotto il giogo dei potenti.
L'opera di Don Milani, totalmente finalizzata al recupero della dignità personale di ciascuno di quei ragazzi, spinti a prendere coscienza di sé stessi e delle loro potenzialità, è per me una testimonianza altissima di amore autentico e disinteressato per l'altro. Il singolo gesto altruistico del martire, dell'eroe, ha sicuramente un grandissimo valore, ma una vita interamente spesa nell'esercizio dell'amore e dell'altruismo rappresenta ai miei occhi un esempio di gran lunga più significativo.
Nella quotidianità di ciascuno di noi si realizzano continuamente occasioni in cui  siamo posti di fronte alla scelta di agire in un modo o nell'altro, e le giustificazioni che puntualmente sappiamo trovare per non farci coinvolgere sono sempre troppe.
Non dobbiamo attendere che si presentino condizioni particolari per fare la cosa giusta: in ogni momento scegliamo di farla, o di non farla.
Hic et nunc, qui ed ora, in ogni momento della nostra vita possiamo dare prova del nostro spessore di esseri umani, della nostra capacità di amare veramente, nelle piccole cose, come in quelle più grandi.

Ti potrebbero interessare