Incontri e riflessioni

Amazing Grace

Scritto da anonima il 29 Marzo 2010.

Caro diario,
come va? Io bene, bene, molto bene!
Ti racconto un po’ come è andata al concerto stasera: sono uscita di casa alle sette e mezza e ho fatto tutto di corsa, perché ero tornata a casa dal chiosco solo un’ora prima. Quando siamo arrivati noi, gli altri cori stavano provando le loro canzoni e, dato che eravamo padroni di casa, abbiamo lasciato loro tutto lo spazio di cui avevano bisogno; noi abbiamo cantato senza riscaldamento.

La cosa della quale vorrei parlarti di più è la sorpresa che ho fatto a tutti.
Dieci minuti prima di dare inizio al concerto, ho detto al mio maestro Gekky che mi avrebbe fatto tanto piacere cantare “Amazing Grace”, un brano gospel molto difficile, ma allo stesso tempo molto significativo per chi ha fede.
Un po’ di tempo fa, l’avevo provata da sola, ma non era stato un granché, e la stessa cosa è accaduta quando me l’aveva fatta provare il maestro Rudy Fantin per il concerto della scuola.
Avevo promesso a me stessa che prima o poi ce l’avrei fatta.
Da quel giorno mi capitava di cantarla da sola. Magari sotto la doccia, senza nessuna correzione, senza nessuna certezza; neanche sulla voce potevo contare, perché ultimamente non era ok!
Insomma: fatte tutte queste premesse, il maestro mi ha dato comunque fiducia e mi ha lasciata cantare quel pezzo. Ah, devo aggiungere una cosa: nel frattempo la pianista, in tutta fretta, si era fatta una specie di partitura basata su quello che le avevo canticchiato!!! Era pazzesco, ma ero sicura di ciò a cui andavo incontro.
A metà esibizione, dopo il quarto brano, il maestro mi guarda e mi fa l’occhiolino come per dire: “La vuoi fare?” Con il sorriso più bello e il cuore che batteva a mille, ho fatto un cenno con la testa. “SI’!!!”
Oddio, che stavo facendo? Davanti a quasi trecento persone, davanti a due cori bravi, davanti ai miei affetti più cari, davanti al mio coro e al maestro, davanti a me stessa, la mia sfida più grande era iniziata con la prima nota della pianista. Cantavo un’ottava sopra rispetto a quella abituale: da soprano cantavo  contralto…
Cantavo di petto: la mia vera voce in pubblico per la prima volta!
Intanto ero giunta a quelle due note: “si, re”, i miei nemici di sempre, la mia fatica, la mia sfida.
Ho raccolto tutte le mie forze, tutto il mio coraggio, per conquistare quelle due note! Dovevo cantare un’ottava sopra rispetto alle note iniziali, ma senza cambiare registro di voce.
Ho tolto lo sguardo dal pubblico e ho guardato in alto. Ho pensato a tutte le volte in cui non ero riuscita a cantarla ma avrei voluto e, con gli occhi pieni di lacrime e tanta emozione, eccole, quelle due note! Quella frase di Amazing Grace: “that saved a wretch like me” era…uscita. Ce l’avevo fatta!!! Quel brano era il mio lavoro, la mia fatica. E poi gli applausi. Interminabili. Ero sbalordita, senza parole. Non dimenticherò mai l’emozione di questa sera.

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