Incontri e riflessioni

"Al di là della neve"

Scritto da Elena Toffoletto, membro del Presidio “Libera-Portogruaro” il 01 Maggio 2011.

Incontro con Rosario Esposito La Rossa e Maddalena Stornaiuolo.  Moderatore: Franco De Vincenzis - referente di "Libera-Treviso".
Chi esce pulito da questa terra ha le palle ottagonali”. Così, con una frase che gli disse suo nonno prima di morire, Rosario Esposito La Rossa ha aperto il suo interevento che si è tenuto il giorno recentemente presso la sala Consiliare del Municipio di Portogruaro, in ricordo delle vittime innocenti di mafia, organizzato dal presidio “Libera-Portogruaro”. Rosario vive a Scampia, un quartiere di Napoli dai palazzi alti fino a toccare il cielo e tristemente noto per essere il supermarket della droga d’Europa. In quel quartiere malfamato e dimenticato, il 6 novembre 2004, in una sparatoria tra il clan Di Lauro e quello degli Scissionisti per il possesso del territorio e dei suoi traffici, rimane ucciso Antonio Landieri, cugino di Rosario, un ragazzo diversamente abile di venticinque anni, costretto su una sedia a rotelle da una paralisi infantile. Rimane ucciso mentre tenta di fare, con le mani, quello che avrebbe voluto fare con i piedi: giocare a calcio. 
  Al di la della neve800Fin da subito i giornali infangano la sua memoria affermando che, secondo la ricostruzione dei fatti, egli era un boss e che il suo assassinio era avvenuto nell’ambito di un inseguimento conclusosi sotto il suo palazzo. Il sacerdote che celebra il suo funerale chiede quindici euro per la messa, temendo fosse un camorrista, ed il ragazzo viene seppellito in una bara data dal comune, in una fossa comunale, in un giorno di pioggia. Ci vogliono anni prima che i suoi cari riescano a rialzare la testa e a riacquistare la dignità perduta  dimostrando, attraverso i filmati di famiglia, la totale infondatezza di quella ricostruzione, poiché Antonio non riusciva a fare neanche un passo. Vengono riaperte le indagini e viene finalmente eseguita l’autopsia su quel corpo martoriato. Non c’è nulla di peggio che vedere il corpo di una persona che si ama disteso su una fredda lastra di marmo, smembrato, velocemente ricucito, privato degli organi interni e riempito con i giornali che, per molto tempo, avevano parlato male di lui. Viene ricostruita per l’ennesima volta la dinamica dei fatti e, dagli studi balistici, si evince che Antonio era stato colpito da un proiettile di rimbalzo. 
Dopo la tragedia, mentre i famigliari si chidono in un muto dolore, Rosario decide di fondare, insieme all’amica Maddalena Stornaiuolo, l’associazione “Vo. di. Sca”(acronimo di “Voci di Scampia”) per dare voce ai giovani di Scampia, Napoli e del Mezzogiorno. “I giovani hanno bisogno di ritrovare la passione e di puntare in alto”- afferma Rosario. Ecco allora che, all’interno dell’associazione, nascono una casa editrice, un laboratorio teatrale impegnato nella lotta alla criminalità a Napoli e nei quartieri limitrofi e, di recente, una biblioteca per ragazzi.  Nel 2007 esce il primo libro di Rosario dal titolo: “Al di là della neve. Storie di Scampia”. Un libro dallo stile chiaro, pulito e toccante che, dalle sue pagine, urla, senza polemiche, il degrado di quel quartiere e di tutta Napoli. 
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      Rosario Esposito La Rossa  e Maddalena Stornaiuolo
durante l'incontro con gli studenti delle scuole di Portogruaro.  
Il suo, però, è anche un grido di speranza rivolto a ciò che si trova al di là di quella polvere bianca che nel gergo camorristico si chiama “neve” e che obnubila le menti e i cuori. “Le forze dell’ordine credono di combattere la criminalità con gli arresti”,- continua Rosario.- “In realtà coloro che vengono arrestati sono gli spacciatori che rappresentano solo la punta della piramide camorristica. Alla base c’è il magma della collusione tra la politica e le organizzazioni mafiose ed è proprio alla base che bisogna agire. La paura della criminalità si combatte solo con le opportunità, i talenti e le passioni, senza la rassegnazione di credere che a Napoli le possibilità della vita siano solo quattro: andare in missione di pace con i fucili, lavorare in nero per trecento euro al mese, non fare assolutamente nulla, oppure cadere nelle mani della malavita. 
Lottare contro le organizzazioni criminali significa aprire un dialogo con le istituzioni che, a volte, si dimostrano sorde alle richieste quotidiane della cittadinanza, poiché, dopo anni di lavoro e di battaglie da parte dei cittadini, concedono, come punto di aggregazione per i giovani, solo una piazza (se così si può dire) che consiste in uno spiazzo di cemento senza alberi né panchine, intitolata “Piazza dei grandi eventi”organizzati dall’Amministrazione Comunale di Napoli:  il festival di Luciano De Crescenzo e il torneo di calcio con le porte gonfiabili. Nessuno, tra i napoletani, ha preso parte a queste manifestazioni e ora la piazza è intitolata a Giovanni Paolo II. Lottare contro la criminalità significa, in ultima istanza, poter scegliere se andare in motocicletta, status symbol delle organizzazioni mafiose, oppure in bicicletta, status symbol delle persone oneste e pulite”.  L’opera letteraria di Rosario è anche un invito per le buone menti giovanili di Napoli a non emigrare al Nord, ma a restare lì per migliorare le cose, poiché, come afferma il filosofo Edmund Burke, “Nessuno ha commesso errore più grande di chi non ha fatto niente perché credeva di poter fare troppo poco”
L’incontro è stato moderato da Franco De Vincenzis, referente di “Libera-Treviso”che è intervenuto brevemente all’inizio e alla fine della testimonianza, illustrando brevemente le collusioni tra la mafia e le forze dell’ordine nelle vicende di Elisa Claps e dei fidanzatini di Policoro, come anche le infiltrazioni criminali nella vicenda del Cardinal Michele Giordano, tenute segrete per anni dal Vaticano.
 
 

 

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