Incontri e riflessioni

Nokia 3310, un passo verso il presente

Scritto da Michele Grotto, ex allievo il 24 Marzo 2017.

Nokia 3310, un passo verso il presente

La produzione del nuovo Nokia 3310 da parte della start-up finlandese HMD Global ha suscitato scalpore fra gli utenti dei social, sia fra i nostalgici che fra i più progressisti. Ciò che i più affermano è che sia solo un ritorno ingiustificato al passato, una regressione senza senso. La mia visione è un po’ diversa.

Primo incontro di “Dibattito fra studenti”

Scritto da Dario Dedi il 05 Marzo 2017.

Primo incontro di “Dibattito fra studenti”

Recentemente si è tenuto il primo incontro del progetto “Dibattito fra studenti”, pensato e promosso dai rappresentanti degli studenti. Un incontro importante, ora spiego perché.

Le finestre, la vita

Scritto da Studentesse di classe III il 20 Febbraio 2017.

La mamma di Giò - Vai al video

Una delle cose più belle della scuola sono le finestre. Finestre per guardare fuori, per permettere che il mondo entri nelle classi e che la vita, la nostra, incontri quella degli altri. Le finestre ci ricordano ogni giorno che ciò che studiamo c'entra con la vita, oppure non ha senso. 
Finestra è anche la LIM, che ci dà modo di incontrare storie lontane nel tempo e/o nello spazio, e farle diventare vicinissime.
Ci è capitato con Gio e con la sua mamma. Ciò che è accaduto a Lavagna ci è entrato per sempre nel cuore.

prof.ssa. Luisella Saro

In trincea

Scritto da Studenti di 5CU il 19 Dicembre 2016.

Un conto è leggere parole sui libri, guardare documentari alla Lim, ascoltare i prof. a lezione, studiare distrattamente per l'interrogazione. Un altro conto è calpestare quei sassi, quell'erba che hanno calpestato loro, i soldati, nel monte San Martino, entrare nelle loro trincee. Vedere, al museo della Prima Guerra Mondiale, a Gorizia, le foto vere, i reperti veri, le armi vere dei combattenti al fronte. Vederle, le loro calzature sbrindellate, la loro divisa-di-lana-per-tutte-le-stagioni. Torni a casa e non sei più lo stesso.

Oltre il filo

Scritto da Studenti di 5CU il 13 Dicembre 2016.

Una conferenza, un video, la visita a una mostra e poi? Poi abbiamo deciso che non ci andava di mettere nella soffitta della memoria quanto avevamo ascoltato, quanto avevamo visto, e così ci siamo lasciati interrogare dal libro “L'inverno d'Italia” di Davide Toffolo e dai disegni degli internati, appesi alle pareti del Collegio Marconi, che per un mese ha ospitato la mostra “Oltre il filo”, tracce di memoria del campo di concentramento di Gonars (UD), 1942-1943. Abbiamo provato a immaginarci lì, in quel recinto.

Gli scarponcini nuovi

Scritto da Giulia Bozza il 20 Novembre 2016.

Gli scarponcini nuovi

Quella è una tipa strana, dicono quando la vedono attraversare la strada di fronte all'edificio principale dell'università.  Cammina senza guardare, non ha paura di venire investita?

Cose di una dolcezza infinita

Scritto da Tommaso il 26 Ottobre 2016.

Cose di una dolcezza infinita

Mi piace sentire il rumore e le macchine infrangersi contro la finestra di casa mia. E che stagione, poi... Dei giorni metto addirittura le calze di lana; sapete, mi sposto in scooter, e se non hai le calze fa un freddo becco. E mi piace anche spolverare le mensole, anche se mia madre è sempre pronta a dire il contrario. Sono anche diventato bravo a stirare. Lo ero già, ma poi, sapete, siamo passati dall'asse da stiro alla pressa "elnapress" e li è tutta una sfida continua per l'intero genere umano maschile. Le mamme non si bruciano mai.

Terremoto 24-08-16, parole di uno studente.

Scritto da Enrico il 29 Agosto 2016.

Strazianti si ripetono nelle nostre orecchie le notizie che ad ogni giorno ci arrivano dai media, straziante è vedere quelle immagini; immagini che raccontano quei momenti orribili. Tre giorni fa la terra si è fatta sentire, mettendo in ginocchio la popolazione del centro Italia. Interi paesi rasi al suolo; come dice il sindaco di Amatrice " la città non c'è più ". Ma non sono solo le case o gli edifici ad essere distrutti, lo sono anche centinaia di famiglie, vite spezzate in una manciata di secondi. Commoventi le immagini e le storie che ininterrottamente ci giungono alle orecchie, immagini che fanno aggrovigliare lo stomaco e il cuore.

Terremoto: la vita è cominciare, sempre.

Scritto da Michele Grotto, ex-allievo il 29 Agosto 2016.

Oggi, 27 agosto 2016, si celebrano i primi funerali di Stato delle vittime del terremoto del centro Italia. Oggi, proprio sessantasei anni fa, il 27 agosto 1950, moriva Cesare Pavese.
 
L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre ad ogni istante.
 
Cesare Pavese
In una sola frase Pavese riesce a descrivere la situazione permanente dell’uomo. Sin dall’antichità, fino ad oggi. Fino alla prima guerra mondiale. Fino alla seconda guerra mondiale. Fino al 24 agosto 2016. Pavese con una frase – ma anche con ogni altra sua opera – si slega dalle contingenze e si lega alla natura umana, alla vita umana. È per questo motivo che autori come Pavese vanno studiati a scuola.

Ciao Christine

Scritto da La Falca il 11 Agosto 2016.

Ciao Christine, un saluto e un ricordo te lo devo, anzi, penso te lo dobbiamo tutti noi, dato che per la scuola hai speso molte delle tue energie. Mi mancheranno le nostre chiacchierate al bar, quando ci raccontavi di quando eri giovane e dei Beatles. Mi mancherà trovarci nella pausa pranzo prima che io tornassi dentro per una delle mille attività extrascolastiche che svolgevo, e mi mancherà mangiare un tramezzino insieme a te.

Credo che mi mancherà il Marco Belli in generale, però tu eri speciale. Nelle tue ore di lezione ci raccontavi quello che ti succedeva con tuo figlio e del piccolo Thomas; ci raccontavi di quando andavi all’ipercoop (leggere: Aipacop) e trovavi i ragazzi di prima in marina. Memorabile fu quando mandasti via dalla scuola dei ragazzi perché sapevi che non erano del Belli; abbiamo avuto la conferma che ci conoscevi ad uno ad uno e ci riconoscevi anche se non eravamo tuoi studenti.

È morta Christine

Scritto da Tommaso Fagotto il 06 Agosto 2016.

christineÈ morta Christine. E vabbè, muoiono tutti prima o poi. Anche se poi era abbastanza giovane e cantava Frank Sinatra ai duemila che, ormai, sono in prima o seconda (non so, non ho voglia di fare i calcoli). Però io sei anni fa quando andavo in marina in biblioteca avevo paura di lei. Sì certo che ci vado al funerale, anche se fa caldo; mi ha perfino costretto a cantare nel coro di Natale, io, che del Natale mi piace solo il vino e dei vestiti di babbo natale mi piace solo toglierli.

Sì, ero un po' disastrato, mi vergognavo, ma ogni tanto le portavo anche le borse su e giù per le scale. Aveva delle buone abilità riassuntive; uniche le ore in cui tracciava linee della vita più incasinate di Donnie Darko che però, magicamente, finivano sempre alle meno cinque, e in quei cinque minuti mi interrogava. Sì, me la ricordo, la volta in cui mi ha tirato il gesso (non c'erano ancora le lim, che bello che era); per lei il sabato ci si sbronzava col Bacardi Breezer e si gironzolava per San Stino tutti, anche quelli da Lignano, e una volta mi ha tirato le orecchie perché avevo preso un caffè alla seconda ora.

Crescita numerica, decadenza umana

Scritto da Michele Grotto il 07 Luglio 2016.

Crescita numerica, decadenza umana

Ho ascoltato e letto numeri, come ogni volta. L'ennesima volta. Poi, però, ho lasciato perdere. Perché i numeri dicono tanto e dicono niente. I morti perdono nome e diventano cifre. E sprofondano nell'indifferenza, cadono, non si reggono. Proprio come i corpi senza vita di Dacca e Baghdad, proprio come i barconi nel mediterraneo e come l'Airbus dell'Egyptair. Forse con i numeri cerchiamo un'anestesia contro tutto questo sangue. Forse per stare in superficie. Magari a qualcuno va bene così. Per stare in superficie in un'era di "progresso" - a volte, troppe volte, un termine usato a sproposito - e di decadenza. Decadenza da un punto di vista umano.

È arrivata la fine

Scritto da Giada, 5BL il 07 Giugno 2016.

È arrivata la fine. Un' altra.
Ma quanti momenti di "fine" ho dovuto affrontare finora?
La fine dell' asilo e il conseguente diploma, la fine delle elementari e le foto ricordo, la fine delle medie che chissà perché mi sembrava la fine di tutte le mie amicizie, la fine di rapporti con persone che amavo che hanno lasciato un buco incolmabile proprio sulla bocca dello stomaco. Ormai so che ogni fine è necessaria, che significa cambiamento e che porta con sé qualcosa di più grande (Hegel docet), ma siamo pronti per la fine? E soprattutto, siamo pronti per quello che verrà dopo? Non c'è tempo per le esitazioni, bisogna essere pronti, sì, senza incertezze.
In bocca al lupo ai maturandi e a tutti quelli che hanno una fine fa affrontare. Ci vediamo dall' altra parte.

All'infinito

Scritto da Elisa, 5DL il 07 Giugno 2016.

All'infinito

È arrivato il primo anno di liceo. Prima verifica, prima delusione, primo amore. Forse un po’ tutti troppo occupati a pensare “cinque anni non passeranno mai” per capire che stanno già passando. Dai quattordici ai diciannove senza accorgersene, e in mezzo l’immensità di ciò che è successo, di come siamo cambiati. Irriconoscibili.

È arrivato l’ultimo anno di liceo. Ultima interrogazione, ultimo lunedì di scuola, ultimo autobus da prendere. Forse un po’ tutti troppo ansiosi per gli esami per poter ricordare, o meglio per apprezzare davvero, tutto ciò che c’è stato prima di queste ultime volte.