La vita è questione di centimetri

Scritto da Tommaso Fagotto il 02 Maggio 2016.

La lunga depressione che mi separa dal genere di romanzi teen e young adult e le varie città di carta e colpa delle stelle sta avanzando a passi schifati nella mia vita adolescenziale ancora poco, riempiendo i buchi delle mie ambizioni catastrofiche e disordinate, invadendo giardini che non frequento e occhi che non chiudo perché, ironia o no, dormo poco. L'aumento della percezione - bella - che siamo così insignificanti, un passatempo infantile, disegna muri pieni di scritte che riguardano il vino, la vita e lo scudetto della Juve, tanto infantile che se mi chiedessero "quanti anni hai?" risponderei, ignaro di averne venti dopodomani, "diciassette". Diciassette centimetri di vita ho percorso, anzi diciotto, poi ho fatto la patente, poi diciannove, e ancora non ne ho avuto abbastanza di dire, io guardo, guardo, di dire "angi chiedimi cosa mi affligge" e lei: "cosa ti affligge?" ed io "il fatto che la vita sia un dono e non una condanna".

Incontri con l'Auser in Toscana

Scritto da Patrizia Mares il 08 Aprile 2016.

Incontri con l'Auser in Toscana
L'uscita a Firenze degli studenti della classe 4AE prevedeva, insieme alla visita della città, l'incontro con i rappresentanti di alcune sedi dell'associazione Auser.
 
In particolare abbiamo incontrato i rappresentanti delle sedi di Sesto Fiorentino, Firenze, Empoli e Scandicci. L'accoglienza è stata veramente splendida e va espresso nuovamente il nostro sentito, grazie.
 
Di seguito quanto è stato pubblicato dall'ufficio stampa del Comune di Empoli:

Vedere anche: Liceali in gita da Portogruaro per studiare l'esperienza dell'Auser Empolese Valdelsa

We can be heroes, just for One Day

Scritto da La Falca il 17 Marzo 2016.

We can be heroes, just for One Day

Era la seconda ora del lunedì. Stavo andando a prendere la corriera per andare a fare educazione fisica, e mi dicono che David Bowie era morto. Non sapevo come avrei reagito a quella notizia, io che sono cresciuta con la sua musica. Ho mandato immediatamente un messaggio a mio padre, ma niente. Al pomeriggio ho deciso di fare, ed era da mesi che non prendevo una matita in mano, perché i troppi impegni non lo permettono. L’ho regalato al prof. Musumeci: ero sicura che avrebbe capito.
Quel disegno è il mio modo per salutarlo.

Tre nuovi colori

Scritto da Redazione il 12 Marzo 2016.

Tre nuovi colori

ci sono al mondo
diversi giardini che fanno rumore
e diversi poeti che decadono
e che si divertono
a fare le dighe coi sassi
lì in su ai ruscelli di montagna

cala il dolore

parole degli altri che vorresti tanto tue
spille d’argilla in nome del dolore
sette segni sul muro come i vizi capitali
statue che non fanno sonnellini né niente
come la donna a braccetto coll’uomo

cala il dolore
come un mantello che copre le case
grigio dei colori che ci piacciono

porge la mia signora
tre nuovi colori
ci sono al mondo
diversi colori che soffrono
e diversi pittori che li schiariscono col bianco
e diversi poeti che decadono
e sbirciano il seno scoperto
delle donne che regalano

tre nuovi colori

cala il dolore
ma stavolta è dipinto…

Tommaso Fagotto

Le classi quinte del nostro liceo incontrano Samuel Artale, testimone della Shoah

Scritto da Prof.ssa Maria Rita Bellomo il 20 Aprile 2016.

Le classi quinte del nostro liceo incontrano Samuel Artale, testimone della Shoah
È sempre un’emozione forte e coinvolgente ascoltare dalla voce di un testimone diretto della Shoah le atrocità e l’insensatezza umana legate a quel tragico fenomeno storico.
Sabato 16 aprile, nell’aula universitaria del Collegio Marconi di Portogruaro, gli studenti del nostro istituto hanno ascoltato il racconto dell’Ing. Samuel Artale, internato nel campo di concentramento e di sterminio di Aushwitz-Birkenau alla tenera età di otto anni.

Una guerra di soli vinti

Scritto da Michele Grotto il 24 Marzo 2016.

Una guerra di soli vinti

Bruxelles, 22 Marzo 2016. Inutile parlare di numeri. Inutile e dannoso. I numeri possono rendere l'idea dell'accaduto, ma con i numeri ci fermiamo in superficie, non andiamo oltre le notizie del TG. Stiamo sul filo della vita come funamboli, ma inesperti, alla prima esibizione. Così, con uno schiocco di dita, da un momento all'altro potrebbero farci cadere. E noi, invece, ci perdiamo nella nostra quotidianità, rincorrendo le solite scadenze che ci imponiamo o che ci vengono imposte. Mentre non la conosciamo, la vera "scadenza". E potrebbe essere domani, fra una settimana, fra una manciata di minuti o secondi. Allora sì che bisognerebbe correre, non necessariamente alla lettera, per arrivare alla "scadenza" definitiva con tutte le carte in regola, con la vita vissuta veramente, profondamente, per potersi poi dire fra sé e sé di non aver sprecato tempo.

Riflessioni sul carcere italiano

Scritto da Ceschin Anna e Bors Nicoleta il 17 Marzo 2016.

Il giorno 16 Febbraio 2016 la classe 4AL si è recata presso il carcere “Due Palazzi” di Padova per ascoltare le testimonianze di alcuni detenuti. L’incontro è stato organizzato dall’Associazione di volontariato “Ristretti Orizzonti” che opera da anni all’interno del carcere.

Entrando nella struttura ognuno ha provato sensazioni contrastanti: alcuni si sono trovati a disagio quando i cancelli si sono chiusi progressivamente al loro passaggio, mentre ad altri la situazione non ha suscitato né paura, né ansia, né agitazione.
Dopo essere entrati nell’auditorium del carcere, qualcuno ha avuto l’impressione che alcuni detenuti non fossero tali, ma ricoprissero il ruolo di educatori, in quanto dalla loro espressione non trasparivano le caratteristiche tipiche dello stereotipo che ci viene imposto dai telegiornali, dai film e dai mass-media. Mentre i carcerati raccontavano la loro testimonianza la maggior parte di noi ha provato compassione per le restrizioni a cui sono sottoposti e per lo stile di vita del carcere.

Luop Roux

Scritto da Alice Stefanutto, 4BL il 14 Febbraio 2016.

Luop Roux

L'uomo aveva un gomito appoggiato sul tavolino e il pugno chiuso sorreggeva un viso assorto e pensieroso. I colori accesi della tovaglia e della copertina dei libri che aveva con sé contrastavano con il suo incarnato pallido.
Era l'ora dell'imbrunire nel Caffè all'aperto di Montparnasse, il viavai dei passanti e il brusio del loro chiacchiericcio non lo riguardavano. I suoi pensieri erano altrove... nemmeno la lettura gli era di compagnia. Che cosa vedevano quegli occhi malinconici, sormontati da folte sopracciglia? A cosa pensava quella fronte aggrottata?